Imola, 20 maggio 2026 – A cinque giorni dal voto, Marco Panieri ha pubblicato il suo spot elettorale più personale. Un video di due minuti e mezzo in cui il sindaco uscente rinuncia a difendere con dati e concretezza il proprio mandato e sceglie invece la strada della retorica emotiva, raccontando se stesso, la sua famiglia e una Imola idealizzata che “ha ricominciato a correre”.
Dal punto di vista retorico lo spot è ben confezionato: Panieri apre con un tono intimo e nostalgico, tra oggetti nascosti per anni, fotografie e insegnamenti del nonno Giorgio. Del resto, non è una novità: quando ha lanciato lo slogan “A Tutta Imola” davanti alla sede elettorale, ha regalato ai presenti una scena lacrimogena degna di un soap opera e tutto costruito.
Nel suo spot si usa abilmente l’anaphora tecnica classica della retorica politica,con effetto quasi ipnotico e persuasivo molto usata nei discorsi e negli spot perché è semplice ma molto efficace nel far sembrare l’operato del politico più sostanzioso. («Pensa al nuovo parco… Pensa alla nuova Casa della Comunità…») e chiude con una metafora ambiziosa sulla città che corre (tra le buche?), un alto classico esercizio di retorica: il politico che si presenta come uomo legato alle radici, ai valori di una volta, quasi a suggerire che l’affetto familiare sia di per sé garanzia di buona amministrazione.
Eppure proprio questo spot, così levigato nella forma, rivela tutta la sua fragilità nella sostanza. Mentre Panieri evoca commosso “le cose che restano nascoste per anni”, involontariamente offre agli imolesi un’amara ironia: Quante cose a Imola ci sono davvero rimaste nascoste troppo a lungo? Visto che durante il suo mandato abbiamo visto anche la gestione opaca di Area Blu, la partecipata comunale finita sotto accusa per un ammanco di 200.000 euro emerso tra il 2022 e il 2023, finito su IBAN misteriosi. È stato forse dimesso qualcuno? Solo un patteggiamento e nessuna costituzione di parte civile, come promesso?
Poi arriva lo scandalo del Piratello: lo spostamento artificiale del confine del centro abitato, deciso dalla Giunta Panieri per abbassare arbitrariamente il limite da 70 a 50 km/h e trasformare una strada normale in una vera macchina da multe. Risultato: oltre 20.000 sanzioni in pochi mesi, incassi record spacciati come “sicurezza stradale”, nonostante i pochissimi incidenti registrati nella zona.
Una trappola per automobilisti duramente criticata da cittadini, comitati e opposizioni, a cui l’amministrazione ha sempre risposto con silenzi imbarazzati o comunicati minimali, viene ora ulteriormente rafforzata con l’installazione di due lampeggianti. Un intervento che di fatto ammette che quel limite era davvero una trappola nascosta, confermando che l’obiettivo non è mai stata la sicurezza.
E ancora, ieri abbiamo visto lo scaricabarile sul taglio dei 27 pini in Viale d’Agostino e zone limitrofe: abbattuti in piena stagione di nidificazione tra le proteste dei residenti, con l’amministrazione che prima ha proceduto e poi lui ha cercato di scaricare le responsabilità sul “progetto”, sui tecnici o sul cronoprogramma originario.
Invece di affrontare questi nodi delicati, Panieri preferisce sorvolare. Elenca opere pubbliche (il parco all’Osservanza, la Casa della Comunità, la scuola di Sesto, il ponte Tosa) in modo generico, senza fornire numeri precisi, costi reali o risposte alle critiche. Parla di “valori”, “inclusione” e “partecipazione” in termini astratti, mentre tace sui problemi concreti che pesano sulla vita quotidiana degli imolesi: le multe record, la gestione del verde, l’opacità nelle partecipate e una partecipazione ridotta spesso a pura formalità.
Lo spot diventa così l’emblema di una propaganda debole e autoreferenziale. Incapace di difendere con forza il proprio operato, Panieri si avvolge nel mantello della memoria familiare sperando che un bel racconto di nonni e infanzia possa far dimenticare le falle emerse in questi anni. Una città che “corre”, dice lui. Ma verso dove? Verso nuovi autovelox strategici? Verso ulteriori opacità contabili? Verso altri tagli di alberi giustificati come “progetti”?
Quando un sindaco, a fine mandato, invece di presentare un bilancio serio e risposte dirette ai cittadini, si riduce a raccontare la storia della propria famiglia, significa che ha davvero poco di convincente da dire. E che la retorica, per quanto ben confezionata, non può nascondere a lungo le cose che a Imola sono rimaste nascoste per troppo tempo.
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