All’incontro con i sindaci organizzato a Palazzo Monsignani abbiamo portato una lavagna con la scritta: “Qualcuno sa che cosa è successo nella notte tra il 28 e il 29 aprile?”. Prima di quell’incontro si sapeva poco, ma ieri il quotidiano il Diario Messaggero ha pubblicato un articolo dove vediamo che, sempre “secondo quanto si apprende” (formula magica per evitare la piaga delle querele temerarie), il cittadino coinvolto sarebbe un tunisino che ha avuto la peggio ed è stato trasportato all’ospedale di Imola e poi rimpatriato. Questo lo possiamo confermare anche noi, visto che abbiamo cercato di capire quello che è successo in quella notte e quindi siamo andati a cercare la persona della quale sapevamo che dormiva in una macchina in un parcheggio della città. Dopo aver parlato con alcuni stranieri, abbiamo saputo che il tunisino sarebbe stato rimpatriato, senza sapere la motivazione. Per questo abbiamo cercato più volte di contattare la Polizia di Stato e poi abbiamo chiamato anche la Questura di Bologna per sapere se davvero c’è stato un rimpatrio, dato che la tempistica del rimpatrio ci ha lasciato qualche dubbio, visto che siamo in campagna elettorale e dato che “secondo quanto si apprende” dal giornale il tunisino era gravato da numerosissimi precedenti. Quindi possiamo domandarci, e questo non ce lo può impedire nessuno, perché non prima e solo adesso?
Sempre dal giornale si apprende che l’avvocato Alberto Padovani difende due persone coinvolte e parla di “ricostruzioni dell’accaduto parziali e strumentali alla campagna elettorale in corso”, e qui siamo d’accordo con l’avvocato, perché si fa una fatica da morire a capire quello che è successo in quella notte e chi è stato coinvolto, nonostante, a quanto si apprende da altre fonti, inclusi i commercianti della zona con cui noi abbiamo parlato, sul posto la mattina è arrivata la Scientifica. E se è arrivata la Scientifica qualcosa è successo anche se al momento non risultano comunicazioni ufficiali dettagliate e fino ad adesso solo la politica ha tirato fuori questo caos. Per questo abbiamo chiesto più volte alla Polizia di Stato e alla Questura di Bologna di dichiarare quello che è successo. Se non ci fosse stato il candidato sindaco Ezio Roi, abbiamo forti dubbi che si sarebbe parlato di quello che è successo, visto che, come ci è stato detto anche oggi, ormai la Polizia di Stato di Imola non dà più informazioni direttamente, quindi bisogna sempre passare e aspettare che la Questura di Bologna ci dica quello che è successo, per verificare se c’è o non c’è una percezione di insicurezza a Imola.
Anche se l’avvocato dice che non si è trattato di un pestaggio, rimane comunque un fatto grave che proprio uno dei suoi clienti “è stato raggiunto da un colpo sferrato con un coccio di bottiglia che ha squarciato la felpa che indossava”, come riporta Il Diario. E, questo è un problema di sicurezza, è un tema molto sensibile in una città come Imola durante la campagna elettorale, dove il candidato sindaco uscente ha la delega alla sicurezza e non tutti si possono permettere un avvocato di grido. Noi ci chiediamo chissà quante altre situazioni di questo genere siano successe in città senza che nessuno abbia informato la stampa, così che i cittadini elettori abbiano una percezione della sicurezza non corrispondente alla realtà che è stata loro trasmessa attraverso la politica.
Il caso è molto importante e ha tutte le probabilità di arrivare sulla stampa nazionale perché tocca un tema molto sensibile per i cittadini: fino a che punto un cittadino onesto può difendere ciò che è suo? Se ti rubano qualcosa sotto i tuoi occhi e provi a riprendertela, a fermare il ladro o a dirgli qualcosa, rischi di finire denunciato… Chi subisce il furto troppo spesso in Italia passa spesso dalla parte del torto, mentre chi ruba se la cava.
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