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La strategia della polarizzazione: come la sinistra alimenta le radicalizzazioni di islamici e cristiani

Da anni la destra italiana ripete un refrain: la sinistra vuole islamizzare il Paese. L’accusa è semplice e diretta, ma rischia di essere riduttiva. La sinistra non mira a trasformare l’Italia in un califfato, quanto piuttosto a radicalizzare e contrapporre credenti islamici e cristiani per ricavarne un vantaggio politico permanente.

Il meccanismo è chiaro è questo: Attraverso politiche di accoglienza e business senza limiti chiari, multiculturalismo ideologico e una certa indulgenza verso forme di islam parallelo, si favorisce la nascita di comunità che invece di essere integrate nella cultura locale vengono volutamente mantenute separate. Avete mai sentito di uno spettacolo di musica o teatro organizzato ad Imola dalle comunità islamiche, nonostante in questi cinque anni ci fosse un assessore “inclusivo”? O di un’esposizione di arte islamica? Così, non a caso, in molte città italiane quartieri con alta concentrazione musulmana diventano terreno fertile per predicatori radicalizzati o per un voto di blocco su temi come Palestina e diritti religiosi.

Anche a Imola, Elly Schlein ha provato a corteggiare gli islamici, senza forse sapere che il sindaco uscente Marco Panieri non ha inserito alcun candidato di origine musulmana nella sua lista, nonostante negli anni siano cresciuti ragazzi e ragazze islamici capaci e laureati, pronti a fare politica laica. Schlein ha parlato della Palestina ai votanti di sinistra che si credono moralmente superiori, dopo che anche il loro idolo, il premio Nobel per la Pace Obama, aveva distrutto paesi islamici e monumenti inestimabili.

Alla sinistra – soprattutto quella rappresentata da Schlein – della Palestina in realtà non importa granché: dice al suo elettorato “utile” quello che vuole sentirsi, ma l’obiettivo è soprattutto attaccare il governo Meloni, dato che Netanyahu è considerato di destra. Eppure è difficile trovare un governo israeliano, di qualsiasi colore, che non abbia mai ucciso palestinesi.

A livello nazionale la sinistra corteggia gli islamici e cerca di proteggerli dalle critiche etichettando ogni obiezione come “islamofobia”, con l’unico scopo di ottenere sostegno elettorale.

Dall’altra parte, la stessa sinistra spinge una secolarizzazione aggressiva contro il cristianesimo tradizionale: gender fluidity nelle scuole, ridefinizione della famiglia, attacchi continui alla Chiesa come istituzione “retrograda” e colpevolizzazione della cultura cristiana come fonte di ogni discriminazione. Tutto questo crea reazioni legittime tra i credenti, che però vengono subito bollate come “fondamentalismo cristiano” o “destra oscurantista”. In questo modo si radicalizza anche il fronte cristiano, spingendolo verso posizioni più estreme o verso alleanze difensive.

Gli islamici farebbero bene a stare molto attenti a non lasciarsi ingannare da questa alleanza di convenienza. La sinistra non è davvero paladina della libertà religiosa: è profondamente laicista e il suo obiettivo di lungo periodo è cancellare o depotenziare tutte le religioni, mettendole le une contro le altre. Oggi usa i musulmani come leva contro i cristiani tradizionali; domani, una volta indebolita la maggioranza cristiana, userà gli strumenti dello Stato laico per limitare anche l’islam (come già si vede in alcuni paesi europei con divieti di velo, controllo delle moschee e curricula scolastici obbligatoriamente progressisti). In fondo, per la sinistra post-marxista ogni religione forte rappresenta un concorrente di fedeltà che deve essere neutralizzato.

Il risultato è una società sempre più divisa in tribù religiose contrapposte, che guarda allo Stato come arbitro e protettore. Alimentando la radicalizzazione sia di islamici che di cristiani, la sinistra ottiene ciò che le serve: un elettorato frammentato e un nemico comune da sconfiggere periodicamente.

Forse è arrivato il momento di guardare oltre la narrazione binaria “pro o contro l’islam”. Il vero problema non è solo chi arriva, ma come la politica strumentalizza tutte le identità religiose per mantenere il controllo di una società che sta cambiando.

foto Moschea di Süleymaniye (Süleymaniye Camii), Istanbul © TuttoImola.it