Imola, 20 aprile 2026 – Sulla carta va tutto bene. Anzi, benissimo, ma chi prende il treno ogni giorno probabilmente avrebbe qualcosa da aggiungere.
Ferrovie Emilia-Romagna diffonde i dati sulla puntualità del primo trimestre 2026 e il risultato ufficiale parla di un 90,4% di treni arrivati in orario su 18.474 convogli monitorati. Tradotto: oltre 16.700 treni puntuali e 1.768 con ritardi superiori ai cinque minuti. Numeri che, secondo il comunicato, segnano un miglioramento rispetto ai mesi precedenti.Il punto però è sempre lo stesso: cosa significa davvero “in orario”? Nel report si considera puntuale un treno che arriva entro cinque minuti dall’orario previsto. E già qui, per molti pendolari, la percezione cambia. Perché cinque minuti, sommati ogni giorno, non sono esattamente un dettaglio.
Secondo i dati diffusi, la maggior parte dei ritardi resta contenuta: l’85% dei treni in ritardo accumula tra i 6 e i 15 minuti, mentre quelli più pesanti sono una minoranza. Solo lo 0,6% supera l’ora. Tutto corretto, numericamente. Ma resta una domanda semplice: per chi deve timbrare al lavoro o prendere una coincidenza, anche 10 o 15 minuti sono davvero “contenuti”?
Il comunicato evidenzia anche un miglioramento nei mesi più recenti: dopo un gennaio fermo all’85,2%, febbraio sale al 93,3% e marzo si attesta al 92,6%. Una crescita che viene presentata come segnale positivo. Ma guarda caso, le criticità restano proprio dove serve di più: nelle ore di punta. Tra le 6 e le 9 la puntualità è all’89,7%, mentre tra le 16 e le 19 scende all’87,3%.
E qui il racconto ufficiale inizia a scricchiolare. Perché è proprio in quelle fasce che viaggiano studenti e lavoratori, non tra mezzanotte e le sei del mattino, dove la puntualità tocca il 95%. Anche sulle singole linee i dati raccontano una realtà a più velocità. Si passa dal 95,6% della Sassuolo–Reggio Emilia al 82,5% della Codigoro–Ferrara. In mezzo, linee che oscillano tra il 90% e l’88%, come la Suzzara–Ferrara, che interessa da vicino anche il territorio ferrarese.
Tutto quindi sotto controllo? Dipende da chi lo racconta. Perché mentre i numeri ufficiali parlano di “andamento positivo”, la vera misura della puntualità, quella reale, non sta nei report ma nelle banchine, negli sguardi di chi guarda l’orologio e nei minuti che scorrono.
E forse, più che percentuali, basterebbe una cosa: chiedere direttamente ai pendolari.
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