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Vella–Bufi (Noi per Imola): “Percorsi ponte e Osservanza inclusiva per il futuro dei giovani disabili

Imola, 20 aprile 2026 – C’è un tema che torna ciclicamente nei comunicati elettorali, ma che raramente trova risposte concrete: cosa succede ai giovani con disabilità una volta finita la scuola? A rilanciarlo, questa volta, è la lista civica “Noi per Imola”, con un documento firmato da Marinella Vella e Dino Bufi, che mette al centro una questione spesso ignorata nel dibattito pubblico.

Nel comunicato si parla apertamente di un “isolamento dopo la scuola dell’obbligo”, descritto come una realtà che “anche nella nostra città è sentita in maniera rilevante dalle famiglie”. Una frase che colpisce perché non gira attorno al problema: secondo la lista, nonostante le leggi esistenti, “poco o nulla nella realtà si concretizza”, e molti ragazzi finiscono “a casa a bivaccare sul divano”, con il rischio concreto di perdere competenze e, in alcuni casi, cadere in depressione.

Il punto critico individuato è chiaro: a Imola esistono associazioni, fondazioni, cooperative e servizi, ma manca un vero coordinamento. Nel testo si legge infatti che “manca tuttavia un coordinamento tra associazioni che davvero monitori il mondo della disabilità del nostro territorio”, lasciando famiglie e ragazzi a navigare tra servizi frammentati, senza una direzione unica.

La lista insiste anche su un aspetto spesso sottovalutato: la diversità delle esigenze. Non esiste un modello unico, perché – come evidenziato nel comunicato – c’è chi ha capacità relazionali ma difficoltà motorie, chi ha talento nella grafica, chi nella musica, chi nella cucina o nella tecnologia. Tradotto: servirebbero percorsi personalizzati, non soluzioni standard.

E poi c’è il nodo lavoro, uno dei passaggi più critici. “Molti ragazzi sentono l’esigenza di lavorare”, si legge, ma le aziende spesso preferiscono pagare le sanzioni piuttosto che assumere. Un sistema che, secondo “Noi per Imola”, genera un paradosso: le risorse finiscono nel Fondo regionale per la disabilità, per poi essere “redistribuite a pioggia” senza risultati concreti.

Da qui la proposta: creare percorsi formativi “ponte” tra scuola e lavoro, coinvolgendo Comune, Asp e Asl, con l’obiettivo di mettere in contatto diretto ragazzi e realtà produttive del territorio. Un’idea che punta anche a intercettare fondi regionali e a sostenere iniziative locali, come attività commerciali inclusive sul modello del Civico 25 di Castel Bolognese.

Nel programma viene rilanciato anche il recupero dell’Osservanza, immaginata come spazio centrale per strutture inclusive: centro diurno socio-occupazionale, attività artistiche e artigianali, ma anche case-famiglia e appartamenti per il cosiddetto “Dopo di Noi”. L’obiettivo dichiarato è trasformare quell’area in una “oasi inclusiva al centro della città”.

Un impianto che, sulla carta, appare articolato e ambizioso. Resta però la domanda che spesso accompagna questi temi: quante di queste proposte riusciranno davvero a tradursi in azioni concrete, oltre le parole dei comunicati?

Perché il rischio, ancora una volta, è che il problema venga riconosciuto – anche con toni forti – ma resti fermo lì. E a pagare, come sempre, siano le famiglie e quei ragazzi che, finita la scuola, si trovano improvvisamente senza un futuro chiaro davanti.