Imola, 25 marzo 2026 – La Federazione imolese del Partito Democratico ha scoperto improvvisamente il “sdegno” e la “solidarietà”. Ieri ha pubblicato un post accorato in difesa di Valentina Baricordi, segretaria del PD Medicina e vice segretaria dell’Unione territoriale, dopo alcuni insulti pesanti ricevuti sui social sotto un post di festeggiamento per la vittoria del No al referendum sulla giustizia.
Insulti volgari, minacce, persino auguri di morte, condannabili senza alcuna attenuante, forse quella dell’ira di un referendum perso sulle falsità. Ma la lezioncina di buona creanza del PD imolese fa vomitare per l’ipocrisia, per settimane la sinistra ha condotto una campagna referendaria basata sull’odio puro e sulla menzogna sistematica. Hanno tappezzato le città e i social con manifesti che gridavano “giudici sottomessi alla politica”, “attacco alla Costituzione”, “deriva autoritaria”, “fascismo che ritorna”. Hanno strumentalizzato Falcone e Borsellino con frasi tagliate ad arte, hanno trasformato un referendum tecnico sulla separazione delle carriere in un referendum anti-Meloni e anti-fascismo. Hanno chiamato “fascisti” e “nemici della democrazia” chiunque osasse sostenere la riforma Nordio. Hanno abbassato il dibattito al livello della fogna, mobilitando la gente e i giovani con la paura e con lo spauracchio del regime che torna. E mentre facevano questo, i loro alleati e i loro giovani a Bologna riempivano i muri con scritte minacciose contro Giorgia Meloni: «a piazzale Loreto c’è ancora posto». Minacce di morte esplicite, evocatrici di linciaggio, contro la Presidente del Consiglio. Gioventù Nazionale Bologna ha denunciato con forza queste vili minacce, esprimendo solidarietà a Meloni e smascherando la vera faccia della sinistra che si proclama “paladina della Costituzione” ma sa solo urlare odio e violenza contro chi governa. La risposta della sinistra? Silenzio complice o, peggio, giustificazioni. Ora che qualcuno – esasperato da questa campagna di veleno – ha risposto a Valentina Baricordi con la stessa moneta volgare, ecco il PD che si straccia le vesti: “vile attacco”, “intimidazione”, “condanniamo con fermezza”. Ma quale fermezza?
Dove era questa fermezza quando i loro manifesti e i loro comizi dipingevano mezza Italia come fascista e lo voleva appesa in giù perché non la pensano come vogliono loro? Dove era lo sdegno quando i muri di Bologna si riempivano di minacce di morte alla premier? Dove era la condanna quando i loro alleati trasformavano il referendum in un regolamento di conti politico a suon di insulti e minacce? È la solita doppia morale schifosa del PD: Quando sono loro a insultare, minacciare, gridare “fascisti” e “autoritari” → è “passione democratica” e “difesa della Costituzione”, quando gli arriva indietro anche solo una briciola della stessa volgarità → è “violenza inaccettabile”, “intimidazione alla politica”, “clima da preoccupare”.
La sinistra ha avvelenato il clima per settimane, ha usato il referendum come clava ideologica, ha contribuito a trasformare il confronto democratico in una guerra di trincea. Ora che il No ha vinto (anche grazie alla loro campagna sporca), si permette di fare la vittima innocente e di invocare “rispetto” e “unità”. No. Non funziona così. Chi semina vento raccoglie tempesta. Chi per mesi ha gridato odio contro il governo eletto dal popolo non può stupirsi se qualcuno risponde con toni altrettanto bassi. E soprattutto non può ergersi a paladino della civiltà politica dopo aver contribuito a sporcare tutto.
La sinistra prima di piangere le vittime dei social, smetta di trasformare (tanto non lo farà) ogni dibattito in una caccia alle streghe fascista. Il 60% del popolo, ha detto No, bene, anzi male, ma il PD non ha vinto nessuna medaglia di democrazia: ha solo confermato di essere capace di una cosa sola – odiare l’avversario più che proporre soluzioni serie per i problemi reali della giustizia italiana. E questa ipocrisia fa schifo.
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