Spesso si sente che i giovani hanno votato No al referendum sulla giustizia per “maturità”, “coscienza civile” o “ribellione generazionale”. Tutte balle.
La verità nuda e cruda è un’altra: i ragazzi sono stati manipolati da chi conosce come funziona l’algoritmo di TikTok, punto e basta. Non è stata una campagna referendaria, ma un’operazione di ingegneria sociale su scala nazionale. Mentre i partiti del Sì litigavano su emendamenti e separazione delle carriere, con TikTok è stato fatto il lavoro sporco: milioni di under 35, infilati in una bolla perfetta e con sparate di 15 secondi di indignazione, una dopo l’altra.
Hashtag #IoVotoNo in trend, creator con gli occhi sgranati che urlavano “stanno attaccando la magistratura”, video emotivi, meme, filtri drammatici. L’algoritmo non ha solo “mostrato” quei contenuti: li ha creati su misura, li ha pompati, li ha fatti rimbalzare tra un For You Page e l’altro finché il No è diventato l’unica opinione possibile. I dati parlano chiaro, tra i 18-34 anni il No ha sfondato il 61%. Affluenza mai vista ai referendum sulla giustizia e non è che i ragazzi si siano svegliati una mattina “bella ciao” con un trattato di diritto costituzionale in mano. Si sono svegliati con il telefono in mano e l’algoritmo che gli diceva: “Guarda, tutti votano No, se voti Sì sei contro la giustizia, contro i deboli, contro il futuro”. Messaggio semplice e manipolatorio, ripetuto, virale.
Il messaggio del Sì? Troppo lungo, troppo complicato, troppo “da adulti”. L’algoritmo lo ha soffocato in 0,8 secondi di tempo di attenzione e TikTok non è neutrale è una macchina che ottimizza l’engagement, e l’engagement più alto lo ottieni con la rabbia, la paura e il “noi contro di loro”. La rabbia anti-governo vende di più di una riforma tecnica. E così, mentre i giornali e i talk show discutevano, l’algoritmo decideva.
Ha trasformato milioni di ragazzi in un esercito compatto di No senza che loro si rendessero conto di essere stati pilotati. Questa non è democrazia, questa è manipolazione algoritmica: chi controlla l’algoritmo controlla il voto dei giovani. E la cosa più schifosa? Funziona sempre così, a prescindere dal social che usi. Oggi è il referendum sulla giustizia, domani sarà un’altra cosa. I “giovani” non votano ma, vengono votati dall’algoritmo. E noi continueremo a fingere che sia normale, ma la colpa non dei ragazzi, la colpa è di quell’algoritmo che ha capito prima di tutti che i prossimi elettori non si conquistano con i comizi, ma con 60 secondi di scroll. E la cosa più geniale è che nessuno si sente manipolato. Anzi questi giovani tutti si sentono protagonisti, ribelli, controcorrente…mentre hanno fatto esattamente la stessa cosa, nello stesso momento, per lo stesso identico motivo…
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