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Imola boccia la riforma della giustizia: il No trionfa con il 62,71% dopo una campagna basata su falsità, paure infondate e voto “contro Meloni”

Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si è chiuso con un esito schiacciante anche a Imola, dove il No ha prevalso in modo netto e senza appello. Con tutte le 62 sezioni scrutinate, su un totale di 53.588 elettori aventi diritto, l’affluenza ha toccato il 69,37%, segno di una partecipazione alta e convinta in città.

I numeri sono inequivocabili: 37,29% per il Sì (13.790 voti) contro un imponente 62,71% per il No (23.194 voti), con un distacco di oltre 25 punti percentuali. Schede nulle 118, bianche 72, nessuna contestata.In una roccaforte storica del centrosinistra come Imola, il risultato ha confermato una tendenza regionale forte in Emilia-Romagna, dove la riforma voluta dal governo Meloni – separazione delle carriere tra giudici e pm, doppio Csm e istituzione dell’Alta Corte disciplinare – è stata respinta con decisione. Qui il No ha superato di gran lunga la media nazionale (attestata intorno al 54%), trasformandosi in molti casi in un vero e proprio voto “contro Meloni” più che una valutazione tecnica della proposta.

Il fronte del No ha infatti costruito la propria vittoria insistendo su falsità e narrazioni allarmistiche: si è ripetuto che la riforma avrebbe messo a rischio l’indipendenza della magistratura, che avrebbe consegnato la giustizia al controllo politico della maggioranza di turno, che avrebbe stravolto la Costituzione e minato le garanzie fondamentali del sistema democratico. Argomenti che, secondo i sostenitori del Sì, erano privi di fondamento reale: la separazione delle carriere e le nuove regole sul Csm non avrebbero intaccato l’autonomia dei giudici, ma solo migliorato efficienza e responsabilità, senza alcun pericolo per i principi costituzionali.

Nonostante l’affluenza record – già oltre il 49% nella prima giornata – e una mobilitazione intensa con banchetti, dibattiti e incontri pubblici, il fronte del Sì non è riuscito a sfondare. La vittoria del No a Imola, così come in gran parte del Paese, appare quindi il frutto di una strategia efficace basata su paure instillate ad arte e su un voto di protesta “contro Meloni”, più che su un rifiuto ragionato della proposta di riforma. Ora si apre il dibattito su come affrontare le reali criticità del sistema giudiziario senza cadere in allarmismi che hanno finito per bloccare ogni tentativo di cambiamento.