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Se sei di destra e non vai a votare al referendum giustiza, regali la vittoria alla sinistra

Mancano solo due giorni al voto sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia (22-23 marzo 2026) e l’Italia è spaccata in due, come dimostrano i sondaggi più recenti. Ma c’è un paradosso che pochi stanno sottolineando con la chiarezza che meriterebbe: l’astensione di una fetta significativa degli elettori di centrodestra potrebbe consegnare il Sì (cioè la conferma della riforma Nordio) nelle mani del No, quello sostenuto da PD, M5S, sinistra e Anm.

I numeri parlano chiaro, negli ultimi rilevamenti (Ipsos per il Corriere, YouTrend per Sky, SWG, Delphi/Fanpage, solo per citarne alcuni datati inizio-marzo 2026): con affluenza bassa/mediobassa (intorno al 42-47%, lo scenario ritenuto più realistico da quasi tutti gli istituti), il No è avanti di 4-6 punti: 52-54% contro 46-48% del Sì; solo superando il 49-50% di partecipazione il Sì torna in vantaggio, anche se di misura (50-51% contro 49-50% No). In alcuni casi recenti (tipo YouTrend del 6 marzo), addirittura con affluenza “alta” al 57% il No resta leggermente sopra.

Perché succede? Perché l’elettorato contrario alla riforma appare più motivato e compatto: militanti di sinistra, sindacati, magistrati correntizi, e una parte di elettori “anti-governo” a prescindere. Hanno trasformato il referendum in una battaglia ideologica contro Meloni e Nordio, con slogan tipo “difendiamo la Costituzione” o “fermo lo sfregio alla magistratura indipendente”.

Dall’altra parte, il fronte del Sì (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Azione e molti garantisti) parte da una base elettorale numericamente più ampia in teoria, ma con un problema di mobilizzazione. Molti elettori di centrodestra – soprattutto quelli più disincantati o stanchi della politica – tendono a pensare: “Tanto la riforma è già passata in Parlamento, a che serve votare?”, oppure “Non mi interessa la giustizia, vado al mare”. O peggio: “Se non voto non do fastidio a nessuno”. Ecco il cortocircuito: non esiste quorum in questo referendum costituzionale confermativo. Vince chi prende un solo voto in più dell’altro fronte, indipendentemente da quanti italiani vadano alle urne. Se gli astensionisti di destra sono tanti (e i sondaggi dicono che l’affluenza complessiva rischia di restare sotto il 50%), il No – pur minoritario tra chi vota davvero – può vincere perché i suoi elettori si presentano in massa alle sezioni.

In pratica: se sei di centrodestra e resti a casa, non stai “punendo” il governo, stai regalando alla sinistra (e alla corporazione togata) la possibilità di bloccare una riforma che lo stesso centrosinistra ha promosso da anni. Stai permettendo che prevalga il fronte che vuole mantenere lo status quo: correnti politicizzate nel CSM, confusione tra accusa e giudizio, processi eterni e un potere giudiziario che molti elettori di destra considerano sbilanciato a sinistra.La riforma Nordio non è perfetta, e ognuno può criticarla. Ma il punto politico è elementare: l’astensione non è neutra. In un referendum senza quorum, l’astensione aiuta sempre chi è più motivato e organizzato a scendere in campo. Oggi il No lo è di più.Quindi, se credi che separare le carriere, ridurre l’influenza delle correnti e avvicinare la giustizia ai cittadini sia un passo avanti (come pensano la stragrande maggioranza degli elettori di FdI, Lega e FI), l’unica scelta razionale è andare a votare Sì. Restare a casa significa fare un assist involontario (ma decisivo) a chi vuole bocciare tutto.Due giorni per decidere. Il tuo voto non è “uno su milioni”: in un testa a testa così tirato, potrebbe essere proprio quello che fa la differenza.