La polemica sul referendum del 22-23 marzo 2026 sulla giustizia si infiamma con un post al vetriolo di Anna Paola Concia su X: «E se l’avessimo fatta noi di sinistra la #separazionedellecarriere come avevamo scritto nei tanti programmi elettorali, sarebbe venuto giù il mondo? Ah no, noi siamo i buoni e giusti ».
L’ex deputata PD, da sempre favorevole alla misura, punta il dito contro il cambio di rotta di gran parte della sinistra: la separazione netta tra giudici e pm – con due CSM distinti, sorteggio parziale e Alta Corte disciplinare – era nei programmi del centrosinistra (dalla Bicamerale D’Alema ai documenti PD del 2018 e 2022), ma oggi viene dipinta come un attacco mortale all’indipendenza della magistratura.Il referendum conferma la riforma Meloni-Nordio (G.U. 30 ottobre 2025): i sì la presentano come garanzia di terzietà e completamento del processo accusatorio, i no (PD, M5S, AVS, Anm) come rischio di politicizzazione del pm e indebolimento del CSM unico.
Concia, nel comitato “SìSepara” della Fondazione Einaudi, accusa una deriva giustizialista e «schiacciamento» sulle posizioni dell’Anm. Il suo sarcasmo ha diviso il web: plauso per l’onestà intellettuale da +Europa, Italia Viva e alcuni ex Pd; accuse di tradimento da chi la bolla come «non più di sinistra».Con le urne aperte domenica 22 (7-23) e lunedì 23 (7-15) senza quorum, il voto diventa anche un test sulle contraddizioni interne alla sinistra: garantismo o trincea anti-destra? Il 23 marzo la risposta.
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