Lo “schiaffo” della Corte dei Conti, verso gli amministratori di vari Comuni del nostro Circondario, apre un problema di fondo nella gestione dei nostri territori.
Negli ultimi anni la percezione, sempre più ampia, di un’amministrazione della cosa pubblica sempre più lontana dai bisogni reali dei cittadini, trova conferma in vari atti politici e/o giudiziari (Cottarelli su Formula Imola, sentenza Tar a favore dell’ex Consigliere di opposizione Zucchini…)
Senza dimenticare le vicissitudini legate all’inquinamento in zona discarica ed i mille dubbi legati alla salubrità dell’acqua che consumiamo quotidianamente.
In questo contesto, che sempre maggiormente mette in discussione il mito della buona amministrazione, si inserisce, come una lama rovente, un passaggio della Deliberazione della Corte dei Conti laddove si analizzano le modalità di controllo sulle società partecipate: “Inoltre, si rileva che il Comune di Imola rivela plurime lacune nel concreto esercizio del controllo in questione, in quanto dichiara di non effettuare il monitoraggio sulla situazione contabile, gestionale ed organizzativa, sulla qualità dei servizi erogati e sul rispetto delle norme inerenti ai vincoli di finanza pubblica delle società partecipate, non fornendo, inoltre, alcuna risposta in merito al monitoraggio sugli obiettivi assegnati alle partecipate ai sensi dei commi 2-3 dell’art.147-quater del TUEL”.
Il rilievo dei Giudici dimostra come il potere locale non abbia più la capacità o la volontà di svolgere il ruolo di tutela e sviluppo dei territori, pur gestendo ancora (in malo modo) le risorse, accumulate da varie generazioni.
Questa situazione porta ad un’unica domanda: quando, la società civile, ritirerà la delega in bianco assegnata a coloro che sono stati messi dietro la lavagna dalla Corte e dei Conti, per riassumersi la responsabilità di porre rimedio ad anni di sperpero delle risorse pubbliche?
Per Passione – Associazione culturale

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