Lo Stabilicum non chiude la porta a un partito nuovo, la sposta più in alto, e fa pagare il biglietto in firme. Per una città come Imola il conto si presenta due volte: quanto costa entrare in scheda, e se dal territorio uscirà ancora un parlamentare.
La legge, approvata l’8 ottobre 2026 dalla Camera con 227 sì e 164 no, varrà per le politiche del 2027. È un proporzionale con premio di governabilità: 70 deputati e 35 senatori in più alla coalizione che supera il 42% sia alla Camera sia al Senato. Sotto quella soglia il premio non scatta. Chi ha già un gruppo parlamentare costituito entro il 31 dicembre 2025 non raccoglie firme. Chi non è in Parlamento deve portarne da 6.000 a 7.000 per collegio, contro le 1.500–2.000 di prima. Se la legislatura finisce in anticipo il numero si dimezza, ma resta un muro.
Roberto Vannacci sta in mezzo a queste due categorie. Futuro Nazionale non è esonerato: come +Europa, ha una componente nel gruppo Misto e non un gruppo proprio costituito entro quella data. Per presentarsi bastano almeno 1.500 sottoscrizioni, non le 6.000 dei partiti del tutto nuovi. Non è il biglietto pieno, ma non è nemmeno l’ingresso libero di Fratelli d’Italia, Lega o Forza Italia. Nei sondaggi citati prima del voto il suo partito era indicato intorno all’8%: sopra il 3% che dà seggi a una lista sola, lontano dal 42% del premio. Da solo non prende i 70 deputati extra. Può però togliere voti al centrodestra e contribuire a tenere la coalizione di Meloni sotto la soglia. In quel caso il premio non scatta per nessuno e lo Stabilicum diventa un proporzionale puro. È il paradosso del nome: la legge della stabilità può produrre l’instabilità se una lista nata dentro la maggioranza corre fuori.
Per Imola il meccanismo è lo stesso, con un effetto in più. Spariscono i collegi uninominali del Rosatellum. Non esiste più un seggio assegnato al territorio tra via Emilia e Santerno: non c’è un candidato della città che vince perché prende un voto in più nel collegio. I seggi si ripartiscono nella circoscrizione Emilia-Romagna. Un imolese viene eletto solo se un partito lo mette in lista e se i voti, o le preferenze, bastano. Il capolista di circoscrizione è bloccato e lo scelgono i partiti. Sui nomi successivi l’elettore può dare fino a tre preferenze. Un volto di Imola può quindi entrare in Parlamento, ma non è garantito. Se i partiti grandi riservano il primo posto a Bologna o a un fedelissimo nazionale, la città dipende dalle preferenze. Se una lista resta sotto il 3%, quei voti non eleggono nessuno, né di Imola né d’altrove. Vannacci, se corre e supera lo sbarramento, può eleggere i suoi: un candidato del territorio ci sarà solo se lo scrive in lista. Non perché Imola abbia diritto a un posto.
Restano le tre strade di sempre, solo più care. Correre da soli, con le firme e il 3%. Entrare in una coalizione che punta al 42%, accettando il candidato premier e i capilista di chi è già forte. Oppure restare fuori dalla scheda. Imola, in tutti e tre i casi, non ha un parlamentare assicurato. Lo Stabilicum non vieta il nuovo e non cancella il territorio. Rende entrambi, soltanto, molto meno automatici.
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