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Altri 72mila euro agli street tutor. Il Patto del Comune di Imola per la sicurezza finanzia i privati, non la Polizia locale

Imola, 8 ottobre 2026 – Nel “Patto per la sicurezza” firmato da Comune e Regione ci sono 265mila euro. Di questi, 72mila vanno di nuovo agli street tutor. Non alla Polizia locale per turni serali e notturni, non a nuovi agenti, non a mezzi e dotazioni di chi ha il potere di intervenire. Vanno a una figura che non è forza dell’ordine, non può identificare, non può sanzionare, non può fermare nessuno.

È esattamente quello che abbiamo scritto da anni: gli street tutor non sono un presidio in più. Sono il modo con cui un’amministrazione di centrosinistra sposta soldi pubblici della sicurezza verso soggetti privati, lasciando alle forze dell’ordine il compito vero e le responsabilità vere, con organici e turni che restano quelli di sempre.
La cifra è nel dettaglio uscito oggi sul Carlino. Illuminazione: 140mila euro. Videosorveglianza: 20mila. Una microcar elettrica Tazzari Zeromax 80 per il comando: 20mila, già affidata. Prevenzione giovani e decoro della stazione: altre voci minori. E poi la voce che conta, 72mila euro, “per la prosecuzione del servizio” degli street tutor nei luoghi della movida e durante gli eventi, “in coordinamento” con Polizia locale e forze dell’ordine.

“Coordinamento” la parola scelta per annebbiare a chi si danno questi soldi. Perché “coordinare” non è intervenire. Lo street tutor “osserva, riferisce, media”, sembra un informatore del partito comunista… Se serve un intervento, chiama chi può farlo, cioè le vere forze dell’ordine, ma in cambio il Comune di Imola paga un servizio esterno. Nel 2024 l’affidamento era andato alla bolognese Magnum Exclusive, circa 22 euro l’ora a operatore. Nel 2022 avevamo già segnalato lo stesso schema: appalto al privato, soldi regionali, sperimentazione presentata come “innovazione”.

La figura non nasce da un’esigenza tecnica della Polizia locale, nasce da una direttiva della Giunta Bonaccini, delibera 164 dell’8 febbraio 2021, che ha trasformato i vecchi “referenti della sicurezza” in street tutor. Imola, a guida PD, è stata ovviameente è stata tra le prime a sperimentarli, soprattuo quando si tratta di affidamenti diretti, dal 2021, in centro, alla stazione, a Pedagna. Il sindaco Panieri li ha sempre difesi come “occhio in più”. Occhi, in città, ce ne sono già: telecamere, cittadini, esercenti, quello che manca, di notte e nel weekend, è chi può mettere fine a una rissa, allontanare, verbalizzare, arrestare.

Fratelli d’Italia, in questi giorni, ha chiesto alla Regione di verificare l’efficacia del servizio e ha detto che quelle risorse andrebbero a personale in divisa, turni serali e notturni e dotazioni. Non serve essere di quel partito per vedere il problema, serve leggere il bilancio: 72mila euro a operatori senza poteri.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Si dice “sicurezza integrata”, si parla di malamovida, si presenta il privato come sussidiario. Poi i soldi del Patto per la sicurezza non assumono un agente e non pagano uno straordinario notturno: pagano un servizio che il Comune può interrompere quando vuole e che non risponde come risponde un pubblico ufficiale. La sicurezza dello Stato non si appalta, si garantisce con dipendenti pubblici, in divisa, con i poteri che la legge gli attribuisce.

Lo abbiamo scritto nell’agosto 2022 e lo abbiamo ripetuto nel settembre 2023: gli street tutor non sono “angeli custodi” di strade e piazze. Sono il canale con cui si sottraggono risorse alla Polizia locale e si affida a privati un pezzo di quello che spetta alle forze dell’ordine. I 72mila euro di questo Patto sono l’ennesima conferma, nero su bianco nei documenti del Circondario.