Castel San Pietro Terme – Quasi quarant’anni nella stessa abitazione di via Di Vittorio. Pagamenti dell’affitto proseguiti anche dopo la morte della madre, intestataria del contratto. Una condizione di invalidità e fragilità sanitaria. E ora il rischio concreto di dover lasciare l’alloggio di proprietà della cooperativa imolese Unicoop. È la storia di Umberto Polignano, 54 anni, poeta e ex operaio, che torna a far parlare di sé a mesi di distanza dalle prime uscite pubbliche e dall’interrogazione presentata in Regione.
Secondo quanto riferisce lo stesso Polignano, l’appartamento è stato assegnato alla famiglia nel 1989. All’epoca era minorenne e non risultava socio della cooperativa. Dopo la scomparsa della madre, nel 2022, sostiene di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale per procedere al subentro, pur continuando a versare regolarmente il canone. “Sono assegnatario nel contratto – spiega – e dopo così tanti anni di residenza il passaggio avrebbe dovuto essere semplice. Bastava una chiamata”.
La questione è esplosa con una raccomandata della cooperativa che gli contestava la mancanza di titolo per permanere nell’alloggio. Polignano afferma di aver sempre pagato, anche attraverso l’Assegno di Inclusione, e di non aver mai avuto problemi disciplinari rilevanti (salvo un episodio durante il periodo Covid legato alle condizioni di salute della madre). Sostiene inoltre di aver ricevuto indicazioni contrastanti sulla possibilità di regolarizzare la propria posizione societaria.
La vicenda aveva già avuto eco a marzo e aprile 2026 sulle pagine del Resto del Carlino. In quell’occasione la presidente di Unicoop, Roberta Tattini, aveva definito la questione “una vicenda di natura civilistica privata molto delicata”, rivendicando la correttezza dell’iter seguito dalla cooperativa. Aveva dichiarato di essersi confrontata con l’interessato e di aver operato “in deroga al regolamento”, rallentando i tempi proprio in ragione della delicatezza del caso.
Sul piano politico, la capogruppo di Fratelli d’Italia in Assemblea legislativa Marta Evangelisti aveva presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, chiedendo chiarimenti sull’operato della cooperativa, sulle modalità di contabilizzazione dei canoni versati dal 2022 e sull’eventuale possibilità di un intervento degli enti territoriali. Evangelisti aveva ricordato che, in caso di decesso dell’intestatario, i parenti conviventi hanno di norma diritto al subentro.
Polignano riferisce oggi di essere invalido al 67% (in via di aggravamento) e di avere una certificazione ospedaliera che evidenzia un rischio per la propria salute legato a prolungata mancanza di sonno e apnee notturne. Temé che un eventuale sfratto o trasloco possa avere conseguenze gravi sulle sue condizioni. Secondo quanto comunica, l’udienza di primo grado è fissata per novembre. In caso di esito a lui sfavorevole, teme l’avvio della procedura esecutiva, che considera insostenibile.
L’interessato afferma di essere pronto a produrre documentazione sanitaria e lo statuto della cooperativa, e denuncia anche lo stato di manutenzione dello stabile in cui vive, di cui intende fornire materiale fotografico.
La controversia rimane aperta. Da un lato c’è la posizione di un uomo fragile che da quasi quattro decenni abita lo stesso alloggio e continua a pagare; dall’altro la cooperativa che rivendica la regolarità del proprio operato e il rispetto delle regole interne. Tra le due posizioni c’è un tribunale chiamato a pronunciarsi e, sullo sfondo, il tema più ampio del ruolo delle cooperative di abitazione di fronte a situazioni di particolare vulnerabilità.
La redazione resta a disposizione di entrambe le parti per eventuali precisazioni o aggiornamenti.
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