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La città che va sempre bene e la narrazione compiacente

Imola viene dipinta, articolo dopo articolo, come una città in costante trionfo. La stampa locale, quella considerata “mainstream”, sembra aver scelto una linea ben precisa: raccontare quasi esclusivamente ciò che brilla, sorvolando con eleganza su tutto il resto, come se la città fosse fatta soltanto di turisti, eventi e kermesse.

È quello che piace a Panieri e alla sua giunta: così si vincono le elezioni. Del resto, perché parlare di buche, multe, negozi che chiudono e attività che falliscono quando si possono celebrare record, inaugurazioni e selfie? La città perfetta esiste, basta raccontare solo quella.

In un articolo sul turismo dei primi quattro mesi dell’anno il messaggio è chiaro Imola sta andando “alla grande”. Numeri in crescita, record di presenze, una tenuta “sorprendente” anche senza Formula 1. Un racconto trionfale, condito di ottimismo di maniera, che però evita accuratamente di porsi le domande più scomode: che tipo di turismo stiamo attirando? Quanto spendono davvero questi visitatori? E soprattutto, a chi sta giovando davvero questa crescita? Il pezzo suona più come un comunicato dell’assessorato al turismo, con deleghe all’autodromo, perché lì si fanno i migliori selfie.

Lo stesso copione si ripete nell’articolo sulla kermesse “Imola di Mercoledì”. Qui il tono diventa quasi encomiastico: folle in piazza, successo annunciato, iniziativa “molto apprezzata”. Sembra di leggere il resoconto di una festa di famiglia piuttosto che di un evento normale, che attira poco. Nessuna domanda sul costo reale per le casse comunali, nessun approfondimento sull’effettivo ritorno economico per i negozianti, nessuna verifica su quanto sia stato davvero utile per la città e non solo per la foto di gruppo delle associazioni di categoria.

È un meccanismo rodato: si esalta ciò che fa comodo, si amplificano i successi (veri o presunti), si stemperano le criticità o le si ignora del tutto. Ecco il giornalismo che piace ad alcuni, più attento a non disturbare gli equilibri di potere che a dare ai lettori un quadro fedele della realtà. Il risultato è una narrazione rassicurante, quasi consolatoria, con i cittadini che hanno un’immagine edulcorata della propria città, lontana dalle difficoltà quotidiane che molti continuano a percepire…ma quando deveono andare a votare non votano.