Oggi il PD di Imola scopre l’acqua calda e lancia l’allarme: la revisione dei parametri ETS rischia di diventare una mazzata sulle imprese ceramiche del territorio, con il rischio concreto di perdere altri posti di lavoro.
Nel loro comunicato, Katia Regelli e Giuliano Poletti ammettono che il settore ha già sofferto tantissimo dalla crisi del 2008, che Cooperativa Ceramica e Florim garantiscono quasi mille posti di lavoro e che servono «soluzioni pragmatiche» per non trasformare l’ETS in una semplice tassa strangolatrice.
Peccato che siano proprio loro – la sinistra, il PD, i Verdi e tutto il coro progressista europeo – ad aver voluto con forza questa follia ideologica. Sono stati loro a imporre il Green Deal come una religione, a urlare “transizione ecologica subito”, a insultare chi chiedeva realismo, a caricare di costi energetici assurdi le nostre industrie mentre Cina e India continuano a inquinare senza regole e a invadere il mercato con prodotti low-cost.
Adesso che le fabbriche soffocano, che i costi sono tra i più alti d’Europa e che la concorrenza sleale diventa insostenibile, il PD imolese si sveglia e fa la faccia preoccupata. “La strada è positiva ma…”. Ma…Questa è la solita ipocrisia di chi ha distrutto l’industria italiana sull’altare del clima e ora, di fronte ai danni fatti, chiede prudenza. Troppo tardi. Avete spinto voi questa porcheria per anni, l’avete votata, l’avete difesa con arroganza e ora venite a piangere sui posti di lavoro del distretto ceramico che proprio voi state contribuendo a massacrare.
Senza impresa non c’è futuro, citano Mattarella. Bella scoperta. Peccato che ve ne siate ricordati solo dopo aver fatto di tutto per renderlo più difficile. Il distretto imolese-sassuolese non ha bisogno di lezioni di ecologismo da chi ha già combinato disastri: ha bisogno di smettere di essere strangolato da regole scritte da ideologi che non hanno mai messo piede dentro una fabbrica.
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