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In sella al futuro: quando la campagna elettorale diventa lontana anni luce dalla realtà quotidiana

Imola, 12 maggio 2026 – Quando la fantasia elettorale scarseggia, si ricorre al cavallo. Letteralmente. È uscito in questi giorni un manifesto che promette «sport, inclusione e comunità» per una città di tutti. Il titolo dell’evento è tutto un programma: “In sella al futuro”. Peccato che per partecipare serva praticamente un destriero e un aperitivo a bordo maneggio.

L’immagine è emblematica: una candidata di Panieri sorride abbracciata a un bel cavallo morello che, a giudicare dallo sguardo, sembra già pentito di aver accettato la foto. In piccolo fa capolino il volto del candidato consigliere con le braccia conserte, nel classico atteggiamento da “io non faccio niente”, esattamente come nel Consiglio Comunale, quando si alzava e girava, mentre la sedia comunale rimaneva vuota, ma intanto il gettone di presenza era assicurato e adesso sempre quel coso vi parla del lavoro… mentre passa da Imola Corre a Imola Galoppo.

L’evento previsto preso un cento ippico è gratuito, ma «prenotazione consigliata». Traduzione: speriamo vengano almeno una ventina di persone altrimenti la figura è epica. Bella foto, senza dubbio, ma fa sorgere qualche domanda spontanea. Quanto è vicina alla realtà della maggior parte delle famiglie imolese questa tipo di campagna elettorale ? Mantenere un cavallo costa centinaia di euro al mese tra box, mangime, veterinario, maniscalco e assicurazione. I corsi di equitazione non sono esattamente tra le voci di spesa più popolari nel carrello della spesa di una famiglia media. Sorge quindi il legittimo dubbio: si tratta di un evento politico o di una elegante pubblicità gratuita per il centro ippico? Perché se l’obiettivo era mostrare vicinanza alla gente comune, scegliere uno dei posti più costosi e di nicchia della zona non sembra la strategia più azzeccata.

E mentre la candidata è in sella, ci chiediamo: riuscirà a parlare di sicurezza stradale, di manutenzione delle buche, di asili nido con liste d’attesa infinite, di bollette, di costo della vita e di tutti quei problemi che “cavalchiamo” davvero ogni santo giorno? Questa è la nova tendenza di una certa politica di sinistra? Non si scende più tra la gente nei mercati, nei quartieri o nelle fabbriche, si preferisce organizzare eventi suggestivi, fotogenici e un po’ elitari, sperando che la bella immagine compensi la mancanza di sostanza?

Il messaggio politico è chiaro: vogliamo una città di tutti… purché abbiate lo stivale giusto e possiate permettervi il maneggio. Perché niente dice “vicino alla gente comune” come organizzare un aperitivo in uno dei posti di nicchia, tra cavalli di razza e fieno profumato. Il cavallo, poverino, fa la sua figura, ma resta da capire se i cittadini abbiano davvero voglia di montare in sella a questo tipo di futuro, o se invece preferiscano candidati con i piedi più piantati per terra. Perché è bello sognare un futuro al galoppo tra una carezza al cavallo e un calice di Prosecco, ma la stragrande maggioranza delle persone sta ancora cercando di non rimanere schiacciata sotto il peso della realtà presente. Forse, prima di salire “in sella al futuro”, sarebbe meglio scendere un po’ con i piedi per terra.

Al ragazzo che ha scritto una lettera al Sabato Sera per essere convinto di rimanere a Imola perché manca il lavoro, potrebbe provare a chiedere se in quel centro ippico non hanno bisogno di pulire le eventuali zecche rosse. Sappiamo di un ragazzo che, con quei lavori — non sappiamo se nello stesso posto — si è pagato con dignità i corsi per diventare pilota di voli di linea.