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Da pedofilo a “filantropo” e “sostenitore della scienza”: il lavaggio su Wikipedia comprato da Epstein

Pochi mesi dopo essere uscito dal carcere nel 2009, Jeffrey Epstein – condannato per aver sfruttato sessualmente minori – non si accontentava del silenzio complice di amici potenti: voleva riscrivere attivamente la propria storia digitale.

Un’email del dicembre 2010 inviata da Al Seckel, cognato di Ghislaine Maxwell e suo pagato “reputation manager”, lo dimostra in modo brutale.Seckel si vantava di aver “hackerato” (così lo chiamava lui) la pagina Wikipedia di Epstein: la foto segnaletica del 2006, quel volto da detenuto che gridava la verità giudiziaria, era stata sostituita con un ritratto professionale, pulito, da uomo d’affari rispettabile. Le parole “sex offender”, “convicted sex offender”, “pedofilo” erano state eliminate o relegate in angoli nascosti della pagina. Al loro posto, in apertura, compariva solo “businessman, philanthropist”.

“Wikipedia è una vittoria importante”, scriveva Seckel a Epstein, “perché appare sempre prima su Google. Ora i titoli non menzionano più sex offender o pedofilo. Invece: lavoro filantropico, Fondazione Epstein, promozione degli scienziati”.Non era un edit casuale: dietro c’erano bot per spingere in basso le notizie scomode, una “crew filippina” assoldata per inondare il web di link positivi, monitoraggio degli IP degli editor Wikipedia che resistevano (e tentativi di bloccarli), persino la creazione di siti fittizi per “bilanciare” la narrazione. Seckel parlava apertamente di “hacking” della wiki, di aver fermato “gli attacchi” e di aver reso il profilo “tame”, addomesticato. Epstein, però, non era contento: si lamentava dei costi (migliaia di dollari al mese), dei risultati “marginali”, delle scuse infinite. “È tedioso e stancante”, gli rimproverava. Seckel ribatteva che il caso era “il peggiore mai visto” e che quanto ottenuto era già “un miracolo semi-religioso”.Questa non era vanità da miliardario viziato, ma era un’operazione cinica e calcolata per trasformare un predatore sessuale condannato in un mecenate della scienza.

Pochi anni dopo la scarcerazione, Epstein pagava per seppellire la propria condanna sotto strati di filantropia sponsorizzata, sfruttando la vulnerabilità di Wikipedia – enciclopedia aperta per definizione – e l’amplificazione di Google. Quando Seckel morì nel 2015 (caduta da una scogliera in Francia, ufficialmente incidente ma sempre sospetta) e soprattutto quando nel 2025 i file Epstein vennero resi pubblici in massa, questo’email riemerse come prova schiacciante. Mostra quanto il denaro possa comprare non solo silenzio, ma alterazione della memoria collettiva online: sostituire l’immagine di un codannato con un sorriso da “filantropo” , cancellare “pedofilo” e inserire “sostenitore della scienza”.

Oggi, rileggendo quelle righe del 2010, la lezione è amara e inequivocabile: la rete non è democratica, è un campo di battaglia dove chi ha risorse vince quasi sempre. Epstein lo capì presto e investì di conseguenza. Per un po’ funzionò. Fino a quando i documenti non tornarono a galla, ricordandoci che certi crimini, per quanto si cerchi di nasconderli dietro SEO e donazioni, non spariscono: riemergono, più sporchi e più evidenti di prima.