A febbraio 2026, con le comunali di Imola (maggio-giugno) sempre più vicine, il quadro è sbilanciato. Il PD è partito con Panieri ricandidato all’unanimità già da luglio 2025, con la coalizione in fase avanzata di spartizione delle poltrone, e militanti arrivisti mobilitati per il cenone di finanziamento. Il centrosinistra appare organizzato e pronto a non farsi sfuggire il Comune. Invece, il centrodestra arranca: zero nomi ufficiali, nessuna mossa pubblica decisa. Non si sente nulla su eventuali trattative interne tra FdI, Lega, FI e civiche, con il rischio di presentarsi come al solito in ritardo e divisi.
In questo vuoto, l’ipotesi più intrigante per gli elettori di destra rimane Roberto Vannacci. Dopo l’addio alla Lega (3 febbraio) e la nascita di Futuro Nazionale (destra identitaria, sovrana, non moderata), il generale ha già fatto sentire la sua voce in Emilia (Modena inclusa). A Imola non ha annunciato nulla di diretto, ma la sua figura polarizzante, il suo seguito enorme (oltre mezzo milione di preferenze alle europee) e i temi forti potrebbero attirare elettori delusi dal centrodestra “tiepido” locale. Un endorsement, una lista collegata o persino una sua discesa in campo, improbabile ma non impossibile, cambierebbe tutto: visibilità immediata, energia nuova, obbligo per il PD di confrontarsi su immigrazione, identità e sicurezza – temi che oggi evita.
Per ora è solo speculazione, ma se il centrodestra resta fermo così, il PD vince facile; se invece arrivasse uno scossone alla Vannacci, la partita si riaprirebbe di brutto, visto che il tempo stringe e la destra ha poche settimane per decidere se vuole davvero combattere… o se lascia campo libero.
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