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Ordine dei Giornalisti: Silvestro Ramunno, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, lancia l’allarme su riforma e libertà di stampa

Sessant’anni dopo la legge che istituì l’Ordine dei Giornalisti, l’informazione italiana affronta sfide che cambiano il volto della professione. Lo sottolinea Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, in una lettera del 2 febbraio 2026 rivolta alle istituzioni, accompagnata da un dossier su minacce, pressioni e intimidazioni ai giornalisti. Secondo Ramunno, la legge del 1963 mantiene validità sui principi fondamentali — la tutela dell’informazione come bene pubblico, la responsabilità dei professionisti e il diritto di cronaca — ma è oggi insufficiente per regolamentare un ecosistema digitale dominato da piattaforme e algoritmi, dove la disinformazione può diffondersi rapidamente.

«Non si può confondere la libertà di esprimersi online con il lavoro giornalistico», scrive il presidente. I giornalisti operano secondo regole precise: verifica delle fonti, codici deontologici e responsabilità pubblica. Chiunque può comunicare, ma solo il giornalista garantisce informazione affidabile e qualità democratica. Tra le priorità segnalate, Ramunno cita l’equo compenso, la tutela del diritto d’autore e la protezione dai tentativi di delegittimazione, comprese querele temerarie. Il dossier allegato documenta come le minacce e le intimidazioni siano aumentate negli ultimi anni, incidendo sul diritto dei cittadini a essere correttamente informati. Un ruolo crescente spetta anche all’Europa, con il Digital Services Act e l’AI Act, che introducono responsabilità per le piattaforme digitali e limiti all’uso dell’intelligenza artificiale, senza comprimere la libertà di stampa.

Infine, Ramunno sottolinea l’urgenza di una riforma dell’Ordine: aggiornare i criteri di accesso alla professione, rivedere i meccanismi elettorali e adattare le regole alla realtà digitale. Solo così, conclude il presidente, la professione giornalistica potrà continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo di servizio pubblico, proteggendo la democrazia e il diritto dei cittadini a un’informazione affidabile.