Oltre a rappresentare l’espressione più tradizionalista di una civiltà profondamente arcaica e maschilista, il velo integrale, che si tratti del burqa afgano o del niqab arabo, oggi rappresenta soprattutto una grande minaccia all’incolumità pubblica.
Le cronache non mancano di riportare come il tradizionale indumento sia spesso indossato al fine di celare l’identità di terroristi o comuni criminali che, facendo leva sul diffuso rispetto per gli altrui precetti religiosi, sono riusciti a farla franca.
Il velo integrale inoltre consentirebbe abusi anche in termini di welfare e sanità.
Chi, priva di permesso di soggiorno, indossi il velo, potrebbe più facilmente spacciarsi per qualcun altra ed accedere gratuitamente a prestazioni sanitarie ed esenzioni che altrimenti le sarebbero precluse.
La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, esprimendosi circa il divieto di celare il volto introdotto in Francia, ha chiaramente precisato che gli Stati membri possono definire gli stardard minimi di convivenza sociale.
Come non è consentito circolare nudi per strada, non dovrebbe essere consentito neanche occultare i propri connotati.
Per queste ragioni invito Bonaccini a imitare il collega lombardo, Roberto Maroni, introducento il divieto d’accesso negli edifici pubblici, compresi ambulatori e ospedali per chi si ostina a indossare il velo integrale.
ALL’OSPEDALE DI IMOLA COL VELO INTEGRALE, MARCHETTI (LN): “BONACCINI INTRODUCA IL DIVIETO, COME IN LOMBARDIA”

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