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Imola, truffa agli anziani: arrestati due italiani

Una donna di ottantadue anni, una farmacia di quartiere, una commissione qualunque in una giornata che non prometteva nulla di diverso dalle altre, e due persone che si avvicinano con quella calma rassicurante che non mette mai in allarme, parlando di una clinica che l’uomo dice di voler aprire proprio in quella zona.

Lui ha quarantun anni, lei sessanta, entrambi italiani e già noti alle forze dell’ordine, e non hanno usato la forza né la minaccia, ma qualcosa di più efficace e più difficile da riconoscere sul momento, cioè la fiducia che si concede a chi sembra avere una ragionevole motivazione per avvicinarsi. L’uomo si è presentato come medico, ha chiesto informazioni, ha chiesto un parere, e la donna, ascoltando quelle parole cortesi, ha fatto quello che chiunque avrebbe fatto al suo posto, cioè ha continuato ad ascoltare, e ascoltando ha aperto la porta di casa sua senza rendersene conto.

Una volta dentro, la conversazione è proseguita con la stessa naturalezza con cui era iniziata, perché uno dei due si è occupato di mantenere viva l’attenzione della donna mentre l’altro si muoveva con discrezione negli spazi domestici, ed è così che da un armadio della camera da letto è sparita una borsa Gucci del valore di circa millecinquecento euro.

Ma qualcosa, intorno a loro, si era già mosso prima, perché nei giorni precedenti diverse segnalazioni erano arrivate ai Carabinieri della Compagnia di Imola, tutte relative a tentativi di truffa nella stessa zona, e proprio da quelle segnalazioni era nato l’approfondimento che ha portato i militari dell’Aliquota Operativa a notare un’autovettura già segnalata come mezzo in uso a persone dedite a truffe ai danni di anziani. I militari l’hanno seguita, osservata, e quando i due sono usciti a piedi dall’abitazione cercando di allontanarsi in fretta, li hanno bloccati.

La refurtiva è stata recuperata e restituita alla proprietaria, mentre i due arrestati sono stati messi a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, trattenuti presso le camere di sicurezza in attesa del giudizio direttissimo.

Resta un quartiere che aveva già capito, resta una comunità che aveva segnalato, e resta una donna di ottantadue anni che per qualche minuto ha creduto a un medico che non esisteva.