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«Il comunismo è un virus»: il sottosegretario Bilbao ha ragione, la paura di Manifatture Arci nei confronti di Vacchi è la prova

Imola, 19 maggio 2026 – Nessun contributo economico diretto visibile (per adesso), ma un sostegno logistico costante da parte del Comune di Imola: spazi concessi, progetti finanziati dall’amministrazione come “Spazi Vuoti”, eventi in collaborazione e visibilità istituzionale. Un aiuto indiretto che, di fatto, arriva dalle tasche di tutti i cittadini.

Eppure, quando si tratta di organizzare “Imola parliamone”, la rassegna con i candidati sindaci in piena campagna elettorale, Manifatture Arci sceglie la strada opposta all’inclusione: esclude Nicolas Vacchi, candidato del centrodestra (FdI, FI, DC e civici), invitando solo Marco Panieri, Paola Lanzon, Ezio Roi e Michele Ferrari.Una scelta che ha fatto legittimamente infuriare Vacchi, il quale ha parlato di «esclusione singolare, per non dire paradossale» e di un’iniziativa che finisce per trasformarsi in un confronto tra persone che la pensano allo stesso modo.

Di fronte alle critiche, Manifatture Arci ha risposto sostenendo di essere «un circolo privato» e di poter scegliere liberamente i propri interlocutori secondo la propria linea culturale. Una replica che suona stonata: quando si beneficia di risorse e spazi pubblici (anche indirettamente), presentarsi come “privati” solo quando fa comodo appare un esercizio di ipocrisia.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’associazione che si riempie la bocca di parole come dialogo, inclusione e terzo settore decide di chiudere la porta a una parte politica significativa della città, a pochi giorni dal voto. Un comportamento che molti imolesi leggono come l’ennesima conferma di un approccio ideologico: lo spazio pubblico è aperto solo a chi non disturba troppo la narrazione dominante.
Parlare di «zona di comfort» sembra ormai un eufemismo. Qui non si tratta più di un semplice dibattito tra circoli: si tratta di un’associazione che gode di sostegno pubblico e che, allo stesso tempo, opera una selezione preventiva dei candidati, riducendo il confronto democratico a una platea amica.
Una contraddizione pesante, che arriva proprio mentre Manifatture Arci si propone come luogo di discussione aperta. I fatti, però, raccontano un’altra storia.
Sabato scorso a Imola, il Sottosegretario alla Giustizia Bilbao ha detto senza mezzi termini che «il comunismo è un virus». L’esclusione di Vacchi da parte di Manifatture Arci appare a molti come l’ennesima dimostrazione pratica di questo virus: la tendenza a censurare, selezionare e silenziare chi non rientra nella propria area di pensiero.
Un segnale preoccupante soprattutto per le famiglie di centrodestra: prima di mandare i propri figli in certi spazi “culturali” e “inclusivi”, è bene verificare se l’inclusione sia reale o valga solo per una parte politica.