Imola, 3 maggio 2026. Elly Schlein, segretaria del PD, per sostenere Marco Panieri ha scelto di attaccare il governo Meloni sulla sanità pubblica.
«Difendiamo la sanità universalistica dai tagli e dalla privatizzazione della destra. Vogliamo ancora quella di Tina Anselmi», ha dichiarato Schlein, mentre ricordava la prima donna ministro della Sanità nella storia repubblicana, che dispose il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci giudicati inutili o pericolosi. Chissà cosa avrebbe fatto con i vaccini della pandemia…ma mentre ci facciamo questa domanda, vediamo quanto la memoria di Schlein sia molto selettiva, per non dire debole.
Tra il 2010 e il 2020, sotto governi sostenuti o guidati dal centrosinistra (Letta, Renzi, Gentiloni, Conte II con Speranza alla Salute), la sanità pubblica ha subito tagli cumulati per oltre 35-37 miliardi di euro. Non sono cifre inventate: le certificano rapporti della Fondazione Gimbe (una fondazione della loro galassia PD) e soprattutto le analisi della Ragioneria dello Stato. Quei tagli hanno lasciato il segno: meno personale, ospedali sotto organico, tecnologie obsolete e liste d’attesa che si sono allungate ben prima del governo Meloni.
E proprio in Emilia-Romagna, regione governata dal PD da decenni e spesso presentata come modello, la situazione è tutt’altro che idilliaca: liste d’attesa croniche, carenza di infermieri e medici di base, cittadini che rinunciano alle cure (l’8,8% secondo i dati Gimbe più recenti). L’opposizione regionale denuncia da tempo ritardi nella riduzione dei tempi di attesa e rischi di tagli indiretti per chiudere i bilanci in pareggio.
Schlein, per pura campagna elettorale, accusa la destra di voler «una sanità a misura di portafoglio». Ma quando il centrosinistra governava a Roma e nelle Regioni, la spesa sanitaria in rapporto al PIL è scesa drasticamente e i problemi strutturali (fuga di professionisti, ospedali a corto di risorse, liste d’attesa infinite) si sono aggravati. La retorica dell’Articolo 32 della Costituzione suona bene in un comizio, ma non cura i pazienti che aspettano mesi per una visita specialistica, anche a Imola ce ne sono tanti.
Tina Anselmi rappresentava un’idea alta di sanità pubblica, universalistica e solidale. Usare il suo nome oggi, mentre in tante realtà amministrate dal PD i cittadini fanno fatica ad accedere alle prestazioni, appare più come uno scudo ideologico che come un serio progetto di rilancio del SSN.
La sinistra ha tutto il diritto di criticare le scelte del governo di centrodestra, ma farlo fingendo di avere le mani pulite sul definanziamento della sanità pubblica degli ultimi quindici anni è un esercizio di ipocrisia tipico dei seguaci del PD, che gli elettori, soprattutto quelli in fila davanti agli ambulatori, faticano sempre più a digerire.
A Imola, come nel resto d’Italia, i cittadini non chiedono comizi sulla Costituzione: chiedono cure tempestive, posti letto, infermieri e medici. Su questo terreno, la retorica di Schlein rischia di suonare vuota.
More Stories
Imola, Lanzon affonda su Panieri: «Delirio di onnipotenza piddina». Si infiamma la campagna elettorale
Imola in Comune rompe gli schemi: presentata la squadra di Lanzon e scoperchiato il caso Ortignola che fa tremare il Comune
Castel San Pietro Terme ha risolto ogni cosa: via la cittadinanza a Mussolini, i castelani possono finalmente dormire sonni tranquilli