Dopo decenni di angoscia esistenziale, il Consiglio Comunale di Castel San Pietro Terme ha preso il toro per le corna e ha revocato all’unanimità, nella seduta di mercoledì 29 aprile, la cittadinanza onoraria concessa nel 1924 a Benito Mussolini. Come al solito, l’ANPI delle sezioni di Imola, Medicina e Castel San Pietro Terme, con i suoi partigiani nati dopo la guerra ma sempre abbonati ai fondi pubblici dei comuni, ha fatto la sua parte con la solita pressione mirata, e voilà: tutti i problemi della città di CSPT sono magicamente evaporati. Le buche nelle strade? Sparite. Il caro vita? Un ricordo. La sanità che funziona a singhiozzo? Roba da Prima Repubblica. Ora sì che si respira aria di democrazia vera, dopo che la gente ha conosciuto il lasciapassare della sinistra, cioè il green pazz’.
La sindaca Francesca Marchetti l’ha spiegato con parole che scaldano il cuore partigiano: è un «atto di consapevolezza e di responsabilità pubblica», perché i simboli contano, educano, orientano e mantenere quella cittadinanza sarebbe stata una «contraddizione profonda» con la Costituzione antifascista. Giusto, perché fino a ieri i castelani si svegliavano la notte sudati pensando a quel pezzo di carta del 1924 che, evidentemente, continuava a minacciare le libertà fondamentali della comunità. La professoressa Cinzia Venturoli ha fornito il doveroso inquadramento storico per ricordare a tutti che all’epoca si viveva senza garanzie democratiche e con molta propaganda.
L’Amministrazione di sinistra, nel suo stile riconoscibile, assicura che non si vuole cancellare la memoria, ma «valorizzarla come strumento di consapevolezza», soprattutto per le nuove generazioni. Ottimo. I ragazzi, che magari faticano a trovare casa o un lavoro stabile, ora sapranno che il vero nemico era quella vecchia onorificenza impolverata. Non contro qualcuno, ma a favore della libertà, della pace e di tutti quei bei principi che, a quanto pare, avevano urgente bisogno di questo boost simbolico per non sbiadire.
Insomma, missione compiuta. Grazie all’ANPI e al Consiglio, Castel San Pietro Terme ha sistemato l’unico vero scandalo rimasto in piedi. I castelani possono spegnere la luce e dormire sereni: il passato è stato messo in riga, i valori costituzionali sono salvi e i simboli educano di nuovo nel modo giusto. Il resto – vita quotidiana, futuro, concretezza – sono dettagli da affrontare un altro giorno, magari quando avranno finito di celebrare questo trionfo, trasformando una vecchia onorificenza in un trofeo. Mussolini sicuramente avrebbe deriso l’iniziativa, definendola un’ossessione inutile di gente che preferisce combattere i fantasmi del passato piuttosto che i problemi del presente e, con ironia, avrebbe notato che, più cercano di cancellarlo, più lo tengono al centro del dibattito.
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