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Giorno del Ricordo, Vacchi: “Riportare al cuore una verità troppo a lungo taciuta”

Il Comune di Imola ha celebrato martedì 10 febbraio il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita in Italia con la legge 30 marzo 2004, n. 92, con l’obiettivo di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra”. Nella mattinata di oggi si è svolta la cerimonia commemorativa in ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata nell’area dell’ex Limonaia di Imola, all’incrocio tra via Manzoni e via Alfieri.

Per il Giorno del Ricordo, il vicepresidente del Consiglio comunale di Imola, Nicolas Vacchi, ha richiamato il significato più profondo della memoria storica, sottolineando come questa ricorrenza continui, a oltre vent’anni dalla sua istituzione, a interrogare la coscienza civile e istituzionale del Paese.

Per Vacchi, ricordare non è un atto formale né rituale, ma un gesto che ha a che fare con la responsabilità morale: “ricordare”, nel suo significato etimologico, vuol dire “riportare al cuore”. Riportare al centro, dunque, centinaia di migliaia di storie che per troppo tempo sono rimaste ai margini della narrazione pubblica, prive di riconoscimento e dignità.

Il vicepresidente ha evidenziato come per decenni sulla tragedia degli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia sia calato un silenzio pesante, legato a una rimozione politica e culturale. Una tragedia che Vacchi ha definito senza ambiguità, parlando di pulizia etnica compiuta dal regime comunista di Josip Broz Tito, sviluppatasi con particolare intensità tra il 1943 e il 1946.

Secondo Vacchi, oggi quel muro di oblio può dirsi definitivamente abbattuto. Nel 2026, ha affermato, non è più possibile accettare tentativi di negazione o di giustificazione di quanto avvenuto: la verità storica non è materia di opinione, ma un fondamento irrinunciabile della coscienza democratica. Il Giorno del Ricordo assume così il valore di un atto di giustizia verso le vittime e verso gli esuli, ma anche di un impegno per il presente, affinché la memoria non venga piegata a convenienze ideologiche né nuovamente messa in discussione.