Roma, 31 gennaio 2026 – È partita da appena un giorno la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”, e già si parla di un exploit digitale che ha sorpreso molti.
Il comitato promotore (CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani) ha depositato il testo in Cassazione a metà gennaio e annunciato l’avvio ufficiale online dal 30 gennaio sul portale del Ministero della Giustizia (firmereferendum.giustizia.it, id 5700000). Obiettivo dichiarato: 50.000 firme valide in sei mesi per portare la proposta in commissione parlamentare e poi in Aula.Ma i numeri sembrano correre veloci. Dal lancio, post su Instagram, Facebook e sul sito ufficiale remigrazione.org parlano di “migliaia di adesioni immediate” e inviti a firmare con SPID o CIE. Il clamore mediatico crreato dal annullamento della conferenza stampa alla Camera per proteste di opposizioni sembrano aver accelerato tutto.
Fonti vicine al comitato e alcuni post social (tra cui quelli del portavoce Luca Marsella) suggeriscono che il quorum sia stato centrato o sfiorato in pochissime ore/giorni, con un picco di giovani (fascia 18-27 anni) tra i primi firmatari. Il comitato invita a continuare: “Abbiamo bisogno di tutte le firme possibili per dare forza alla riconquista della nazione”.
Il testo della legge prevede un “Programma Nazionale di Remigrazione” con incentivi al rientro volontario per stranieri regolari, espulsioni accelerate per irregolari e delinquenti, stop al decreto flussi e confische a trafficanti. Il comitato la definisce “attuabile e necessaria per la sicurezza e la natalità italiana”. Critici (sinistra, Pd, M5s, Avs) la bollano come “deportazione mascherata” e “razzismo istituzionale”.
Da febbraio partiranno gazebo fisici in tutta Italia per raccogliere firme cartacee e consolidare il risultato.
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