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Nomi senza volto, segni che raccontano: i bambini dimenticati di Imola tornano a parlare

Imola – Ci sono storie che non urlano, ma resistono. Restano chiuse in un cassetto, tra una fotografia sbiadita e un pezzetto di stoffa cucito in fretta, aspettando qualcuno disposto ad ascoltarle. È forse per questo che la mostra “Esposti alla vita. I bambini della Scaletta di Imola” ha registrato il tutto esaurito e un’attenzione ben oltre le aspettative, tanto da essere prorogata fino a sabato 4 aprile 2026.

L’esposizione accompagna il visitatore dentro una pagina poco conosciuta della storia cittadina: quella dell’infanzia abbandonata a Imola tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Novecento. Al centro del racconto ci sono i neonati accolti all’Ospedale degli Esposti, il brefotrofio ospitato nell’Ospedale di Santa Maria della Scaletta. Bambini senza nome, affidati alle cure dell’istituzione, ma non per questo privi di una storia.

A rendere il percorso particolarmente intenso sono i segni di riconoscimento: piccoli oggetti, biglietti, frammenti di stoffa, lasciati tra le fasce dei neonati come gesto d’amore, di speranza o come possibile traccia identitaria in caso di un futuro ritorno. Nell’Archivio dell’Ospedale se ne conservano oltre duemila; in mostra ne sono esposti circa quaranta. Dettagli minimi, ma capaci di raccontare più di molte parole.

Curata da Simona Dall’Ara e Paola Mita dell’Archivio storico comunale, la mostra è allestita nella Libreria francescana al primo piano della Biblioteca comunale di Imola, con un’anteprima già visibile all’ingresso. L’ingresso è gratuito e la visita si snoda tra documenti, fotografie e oggetti originali che restituiscono dignità e voce a chi, per secoli, è rimasto ai margini della storia ufficiale.

Visto l’interesse del pubblico, sono state programmate nuove visite guidate (21 febbraio, 14 e 28 marzo 2026, ore 11), oltre alla possibilità di prenotazioni dedicate alle classi scolastiche. Un’occasione preziosa anche per le giovani generazioni, chiamate a confrontarsi con il tema dell’abbandono, dell’assistenza e della responsabilità collettiva.

Il percorso si arricchisce inoltre di un momento di approfondimento di grande valore storico e culturale: martedì 3 febbraio 2026, alle ore 17, l’incontro “Se ne facia richordo” porterà a Imola l’esperienza dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze, custode di oltre 40mila segni di riconoscimento, uno dei patrimoni più importanti al mondo nel suo genere. A guidare il pubblico saranno Antonella Schena e Lucia Ricciardi, offrendo uno sguardo più ampio sul sistema assistenziale tra Ottocento e Novecento.

La mostra è realizzata con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e dimostra come la memoria, quando viene restituita con cura e rispetto, sappia ancora interrogare il presente. Perché quei bambini, esposti alla vita, oggi non chiedono compassione: chiedono di essere ricordati.