Un episodio destinato a far discutere si è verificato il 21 gennaio 2026 nel Tribunale di Milano, durante un’udienza di un processo per violenza sessuale a carico di un uomo accusato di abusi su una minore, sua ex compagna.
Prima che l’udienza iniziasse formalmente – era prevista l’audizione di una consulente tecnica della difesa sull’attendibilità della persona offesa – i difensori dell’imputato hanno notato sul banco dei giudici una dozzina di pagine appoggiate sul fascicolo processuale. Si trattava di una bozza di sentenza di condanna già redatta e motivata, nella quale veniva affermata la responsabilità penale dell’imputato e ritenuta attendibile la persona offesa. L’unico elemento mancante era l’indicazione della pena, lasciata in bianco.
La difesa ha segnalato immediatamente la circostanza al collegio giudicante. Dopo un breve confronto, è stata depositata un’istanza di ricusazione nei confronti dei magistrati, sostenendo che il processo non potesse proseguire davanti a giudici che apparivano aver già formato il proprio convincimento prima della conclusione del dibattimento.
A seguito dell’istanza, i giudici si sono astenuti dal procedere e l’udienza è stata sospesa. La questione è stata trasmessa alla sezione competente della Corte d’Appello, chiamata a valutare la richiesta di ricusazione, e al vertice del Tribunale di Milano, che dovrà esaminare gli atti e decidere come procedere. Dell’accaduto è stata informata anche la Camera penale.
Il caso emerge in un momento particolarmente delicato per il dibattito pubblico sulla giustizia. Proprio in queste settimane si discute del referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una riforma sostenuta da chi ritiene necessario rafforzare l’imparzialità del giudice e la percezione di terzietà nel processo penale.
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