CIA Agricoltori in piazza a Strasburgo: no a Mercosur senza garanzie, ma la sinistra italiana si ribella all’UE di Ursula?Strasburgo, 20 gennaio 2026 – Centinaia di agricoltori italiani, capeggiati dalla CIA-Agricoltori Italiani, hanno invaso oggi le strade di Strasburgo per protestare contro l’accordo UE-Mercosur, fresco di firma da parte della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Dal comunicato ufficiale dell’associazione, diramato proprio in queste ore, emerge un quadro allarmante: 40mila posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, un giro d’affari da 22 miliardi di euro nella zootecnia Made in Italy minacciato da import sleali, e un export di riso da 680 milioni di euro esposto a concorrenza distorta. “Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni”, tuona il presidente nazionale Cristiano Fini, che ha guidato la delegazione italiana nella seconda mobilitazione europea in due mesi, dopo quella di Bruxelles.
Il cuore della protesta, come dettagliato nel comunicato CIA, sta nella mancanza di reciprocità: standard produttivi, sanitari e ambientali UE non rispettati dai paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), controlli inefficaci sulle importazioni, e clausole di salvaguardia assenti o troppo deboli. I settori più colpiti? Zootecnia in primis, con l’Italia che produce 3,3 milioni di tonnellate di carni contro i 38,5 milioni del Mercosur, ma oggi limitati a import di sole 41mila tonnellate per 288 milioni di euro. Con dazi azzerati, prevede la CIA, l’import di carni suine e pollame potrebbe schizzare del +25% entro il 2040, comprimendo prezzi e margini per i produttori italiani. Sul riso, il danno doppio: non solo invasione del mercato interno, ma erosione dell’export italiano (1,45 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, valore 680 milioni intra-UE e 187 extra-UE). E l’ortofrutta? Da 39mila tonnellate importate oggi, il rischio è un’esplosione che schiaccia le filiere locali.Ma il vero allarme della CIA è sui controlli: audit UE hanno già smascherato carne brasiliana contaminata da ormoni vietati come l’estradiolo 17-beta, con partite arrivate illegalmente in Italia nonostante sospensioni volontarie. “Basta casi isolati per minare la fiducia dei consumatori”, avverte il comunicato, sottolineando inefficienze logistiche, catene del freddo instabili e applicazioni disuniformi delle norme nel Mercosur. Risultato? Danni reputazionali devastanti per il Made in Italy, che rispetta regole UE stringenti mentre i concorrenti sudamericani operano con standard più laschi.
E qui entra il paradosso politico, che non può passare inosservato. La CIA-Agricoltori Italiani, storicamente radicata nel mondo di sinistra – vicina alla CGIL e al movimento cooperativo “rosso” erede del PCI e oggi del PD – si trova a capeggiare una rivolta contro l’accordo promosso proprio dalla Commissione UE guidata da Ursula von der Leyen. Ironia della sorte è che un’associazione che a livello locale, come nella sezione di Imola (Emilia-Romagna, roccaforte rossa), ha sempre sostenuto politiche progressiste e integrazione europea, ora grida “no” a un’intesa che sacrifica l’agricoltura per favorire grandi multinazionali.
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