Per anni, migliaia di insegnanti di religione hanno lavorato nella scuola pubblica con contratti a tempo determinato, rinnovati di anno in anno, senza alcuna prospettiva di stabilizzazione. Una situazione diventata ormai cronica, ma che oggi trova finalmente un punto di svolta: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza C-282/19 del 13 gennaio 2022, ha dichiarato questa prassi illegittima. Secondo la Corte, lo Stato italiano ha abusato del ricorso ai contratti a termine, violando le direttive europee che tutelano i lavoratori contro la precarietà sistematica. Chi ha subito questo abuso può ora chiedere giustizia, attraverso un risarcimento economico che può arrivare fino a 12 mensilità dell’ultima retribuzione percepita. Il criterio stabilito tiene conto del numero di anni trascorsi in stato di precarietà: si va da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità. La buona notizia è che non è necessario aver vinto un concorso, né essere ancora in servizio: anche chi non insegna più può avere diritto al risarcimento. A sottolineare l’importanza della sentenza e del diritto riconosciuto è lo studio legale SanTaLex, che ha già patrocinato e vinto diverse cause in materia. “Non si tratta solo di diritto – spiegano – ma di dignità. Gli insegnanti di religione hanno dato anni alla scuola, spesso senza tutele né certezze. Ora hanno la possibilità concreta di vedere riconosciuto ciò che gli è stato negato per troppo tempo.” Il messaggio è chiaro: chi ha subito questa situazione non è più solo. La giustizia europea ha parlato, e ora anche la legge italiana deve adeguarsi. Verificare il proprio diritto al risarcimento è il primo passo per ottenere quanto dovuto.
Questo articolo non ha lo scopo di fare pubblicità a uno studio legale, ma soltanto di informare tutte le persone che vivono o hanno vissuto una condizione di precarietà nella scuola che esiste una possibilità concreta di ottenere giustizia e riconoscimento.
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