In Romagna una buona parte dei braccianti agricoli sono extracomunitari molti provenienti da Paesi di religione islamica. Con il “Mese di Ramadan” i datori di lavoro oltre la preoccupazione della raccolta (costi,intemperie, etc) devono valutare anche i rischi per la sicurezza e la salute del lavoratore “praticante” che dall’alba al tramonto evita da bere e mangiare. In queste condizioni i rischi sono dietro l’angolo, perché lavorare nei campi, sotto il sole, rinunciando ai liquidi può provocare disidratazione, ipoglicemia, malori e insolazioni ed è per questo necessario assumere molta acqua durante la raccolta, anche se nessun contratto di lavoro prevede l’obbligatorietà del bere. In mancanza di una norma giuridica dovrebbe prevalere da parte del datore del lavoro ma anche del lavoratore il buon senso… Il statuto dei lavoratori comprende la libertà religiosa, come libertà fondamentale ma non esclusiva, quindi si deve valutare bene quali sono i rischi di infortunio in questo casi tenendo conto anche degli altri lavoratori presenti nei campi agricoli che insieme al datore del lavoratore potrebbero pagare caro la mancanza di quel senso.
“MESE DEL RAMADAN” E I RISCHI DI INFORTUNIO SUL LAVORO
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