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Imola, il referendum dice: il centrodestra cresce, ma la strada per le comunali resta in salita

Il referendum sulla riforma della giustizia ha lasciato un segno netto a Imola: No al 62,71%, Sì al 37,29%, affluenza record del 69,37%. Numeri che, messi a confronto con le elezioni comunali del 2020, raccontano una storia interessante, soprattutto per chi guarda la città con gli occhi del centrodestra.

Cinque anni fa il candidato sindaco sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e liste civiche, si fermò al 26,7% (9.569 voti validi). Il candidato espressione del centrosinistra, vinse al primo turno con il 57,06%. La coalizione di centrodestra portò a casa 7 seggi su 24 in consiglio comunale, con Lega al 17,1%, FdI al 7,1% e FI al 3%.

Oggi il Sì – la posizione difesa dal governo Meloni e dal centrodestra nazionale – ha preso il 37,29%: oltre dieci punti percentuali in più rispetto al bottino di Marchetti nel 2020. In una città che da generazioni vota a sinistra e che ha sempre guardato con diffidenza al centrodestra, questo balzo non è banale. Significa che il messaggio sulla giustizia (separazione delle carriere, doppio Csm, maggiore accountability dei magistrati) ha raggiunto e convinto una fetta più ampia di elettori rispetto al semplice voto di bandiera per il centrodestra locale.

Ma, quel 37% non è tutto “di destra dura”, dentro ci sono sicuramente moderati, indecisi, elettori stanchi della lentezza della giustizia civile e penale che impatta su imprese e famiglie, gente che ha apprezzato la linea Nordio-Meloni su “efficienza e stop alle toghe politicizzate” senza per questo voler dare il voto al centrodestra alle amministrative. L’affluenza altissima ha inoltre portato alle urne molti elettori di centrodestra che alle comunali potrebbero astenersi o votare scheda bianca, un serbatoio potenziale per il candidato sindaco del centrodestra alle elezioni del maggio 2026.