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Imola, alberi e polemiche: Legambiente replica all’assessora Spada sul verde urbano

IMOLA – Il dibattito sul futuro del verde urbano torna ad accendersi. A riaprirlo è il circolo locale di Legambiente, che in un comunicato esprime “perplessità” sulle recenti dichiarazioni dell’assessora all’Ambiente Elisa Spada, intervenuta sul tema della gestione del patrimonio arboreo cittadino.

Secondo l’assessora, il compito del Comune sarebbe quello di preservare, monitorare e potenziare le alberature, ricordando anche che negli ultimi anni sarebbero stati piantati circa 7.000 nuovi alberi. Un dato che, sulla carta, potrebbe sembrare incoraggiante. Ma proprio su questo punto Legambiente invita a guardare più a fondo. L’associazione osserva infatti che il semplice numero delle nuove piantumazioni non racconta tutta la storia. Gli alberi adulti, spiegano gli ambientalisti, svolgono funzioni ecosistemiche difficilmente sostituibili: ombra, assorbimento di CO₂, regolazione del microclima e tutela della biodiversità. Secondo alcune stime citate nel comunicato, per compensare la copertura fogliare di un albero di circa 50 anni potrebbero servire migliaia di nuove piante. E in termini di servizi ecosistemici complessivi, centinaia di giovani alberi sarebbero necessari per avvicinarsi al contributo di un solo esemplare ad alto fusto.

In altre parole, il tempo gioca un ruolo decisivo. Un giovane albero, per quanto ben piantato, impiega decenni prima di offrire gli stessi benefici ambientali di uno maturo. E nel frattempo – sottolinea Legambiente – resta la questione della manutenzione: irrigazione, cure nei primi anni e tassi di sopravvivenza tutt’altro che scontati.

Il nodo principale riguarda anche gli abbattimenti recenti, in particolare quelli avvenuti lungo il lungofiume, dove – ricorda l’associazione – sarebbero stati rimossi circa 450 alberi. Un intervento che continua a far discutere e che, secondo gli ambientalisti, non potrebbe essere compensato nel breve periodo con nuove piantumazioni. La questione assume un peso ancora maggiore alla luce delle normative europee sulla tutela del verde urbano, come la Nature Restoration Law, che punta proprio a evitare la riduzione della copertura arborea nelle città.

Nel comunicato si solleva poi un altro tema: quello dei controlli sugli abbattimenti privati. Secondo Legambiente, oggi basterebbe talvolta dichiarare che un albero provoca danni a un edificio perché l’abbattimento venga di fatto autorizzato, senza sempre passare attraverso verifiche approfondite o perizie indipendenti. Da qui l’invito rivolto all’assessora: riaprire un confronto concreto sulla gestione del verde urbano, tenendo conto non solo dei numeri delle nuove piantumazioni ma anche del valore ambientale degli alberi maturi già presenti in città.

Il punto, in fondo, è uno solo: la gestione del verde urbano non è una questione puramente estetica. È una scelta che riguarda il clima delle città, la qualità dell’aria e la vivibilità degli spazi pubblici. E proprio per questo, ricordano gli ambientalisti, una città non può permettersi di trattare i propri alberi come se fossero piante da orto.