Mentre le sirene antiaeree riecheggiano ancora su Tel Aviv e Gerusalemme, e le immagini di macerie si moltiplicano da Teheran, una voce insistente torna a farsi sentire dal cuore delle Nazioni Unite. Francesca Albanese, Special Rapporteur ONU sui territori palestinesi occupati dal 1967, ha pubblicato oggi su X un post che collega direttamente gli eventi in corso in Iran al conflitto di Gaza: «Quando ho presentato Anatomy of a Genocide (marzo 2024), avevo avvertito: “Quello che Israele ha iniziato a Gaza non resterà a Gaza”. La guerra come metodo per annientare civili indesiderati è stata testata, insieme alla profondità della complicità internazionale. È lì che sono germogliati i semi del Nuovo (dis)Ordine Mondiale».
Il messaggio cita direttamente un’analisi di Trita Parsi, analista politico e vicepresidente esecutivo del Quincy Institute, che poche ore prima aveva evidenziato inquietanti parallelismi tra le operazioni israeliane a Gaza e gli attacchi recenti su Teheran. In particolare, Parsi ha segnalato il bombardamento di un’area verde nota come “Police Park” nella capitale iraniana: un parco pubblico privo di qualsiasi legame con forze di polizia o strutture governative sensibili. Secondo l’analista, l’intelligenza artificiale israeliana – apparentemente priva di supervisione umana effettiva – avrebbe classificato il sito come “governativo” a causa del nome, inquadrando così l’intera campagna come un’estensione sistematica della logica applicata a Gaza: ridefinire infrastrutture civili e spazi protetti come obiettivi legittimi sotto l’ombrello della lotta al terrorismo.
Le immagini circolate nelle ultime 48 ore mostrano crateri al posto di prati e panchine, con residenti locali che descrivono scene di panico e distruzione diffusa. Fonti giornalistiche internazionali, tra cui Reuters e Associated Press, confermano che gli attacchi congiunti USA-Israele hanno colpito stazioni di polizia, sedi di sicurezza interna e infrastrutture civili a Teheran tra il 1° e il 3 marzo 2026, causando centinaia di vittime e spingendo molti abitanti a fuggire verso i confini.Albanese non si limita a una constatazione: parla di un “blueprint”, un modello operativo collaudato a Gaza e ora replicato su scala regionale. Nel suo report del marzo 2024, “Anatomy of a Genocide”, presentato al Consiglio dei Diritti Umani ONU, l’esperta aveva già documentato come le forze israeliane avessero progressivamente cancellato le protezioni civili a Gaza – evacuando intere aree designate come “sicure” per poi bombardarle, distruggendo ospedali, scuole e reti idriche sotto la giustificazione che contenessero presunti militanti. Il documento concludeva che esistessero «ragionevoli motivi per ritenere che sia stata superata la soglia indicativa della commissione di genocidio» da parte di Israele.
Oggi, quel monito assume contorni ancora più drammatici. Negli ultimi giorni, mentre gli attacchi si intensificano su Teheran, scene simili a quelle di Gaza si ripetono anche in Libano: sfollamenti forzati di massa a Beirut, descritti da testimoni e attivisti come crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità.La Special Rapporteur non nasconde la critica alla comunità internazionale: «La complicità globale nel normalizzare l’annientamento di civili sotto la bandiera della contro-terrorismo ha aperto la strada a questa escalation». Il silenzio – o la tiepida condanna – di molti governi occidentali di fronte alla distruzione di Gaza avrebbe, secondo lei, incoraggiato l’espansione del modello.Intanto, a Teheran le strade si svuotano, le proteste interne sembrano soffocate dal terrore dei bombardamenti, e il bilancio delle vittime civili sale rapidamente. Parsi avverte: «Israele sta andando Gaza su Iran». Albanese va oltre: non si tratta solo di una guerra regionale, ma del possibile consolidamento di un paradigma globale in cui la tecnologia (soprattutto l’AI militare) e la ridefinizione arbitraria di “obiettivo legittimo” rischiano di rendere obsolete le norme del diritto umanitario internazionale.Mentre il mondo osserva con apprensione l’evolversi del conflitto – con missili iraniani che continuano a colpire Israele e basi USA nel Golfo – la domanda che aleggia è la stessa posta da Albanese due anni fa: Gaza era davvero un’eccezione, o l’inizio di qualcosa di molto più grande e pericoloso? Le immagini da “Police Park” sembrano già fornire una risposta inquietante.
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