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Mentre il popolo si prepara a votare al referendum sulla giustizia, il CSM ha già approvato nomine correntizie all’unanimità

Mentre il popolo italiano si prepara a votare al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 – quello che dovrebbe spezzare il correntismo con separazione delle carriere, doppio CSM e soprattutto sorteggio dei componenti togati al posto delle elezioni dominate dalle correnti – il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato un segnale chiarissimo su come funziona il sistema oggi.
Nel plenum ordinario del 18 febbraio 2026, il CSM ha prima approvato all’unanimità una pratica minore (il progetto UE “Judialogue” per la formazione giudiziaria). Subito dopo, è passato al suo core business: l’esame e l’approvazione di proposte di nomina a incarichi semidirettivi (procuratori aggiunti, procuratori di Repubblica, presidenti di sezione ecc.) in uffici come Venezia, Napoli, Genova, Bari, Lamezia Terme, Nocera Inferiore e altri.Dalle registrazioni audio della seduta e dalle cronache, molte di queste delibere sono passate all’unanimità o con larghissima maggioranza, seguendo le classiche logiche di equilibrio correntizio: distribuzione attenta tra le aree associative (Unicost, Area, Autonomia e Indipendenza, Magistratura Indipendente e altre), compensazioni reciproche e “pacchetti” equilibrati per mantenere gli equilibri interni all’ANM (Associazione Nazionale Magistrati). Esempi recenti includono proposte unanimi per figure come Giancarlo Novelli a Napoli aggiunto, Elio Romano a Lamezia, Marco Zocco e Tiziana Paolillo a Genova, e via dicendo – tutte deliberate in commissione e poi confermate in plenum senza strappi visibili.
Proprio mentre la campagna referendaria infuria sul tema del “verminaio correntizio” (come lo ha chiamato il ministro Nordio citando ex togati), e si discute se il sorteggio sia l’unico modo per eliminare spartizioni e logiche di appartenenza invece del merito, il CSM ha continuato esattamente come sempre: circa 300 incarichi direttivi e semidirettivi all’anno assegnati con meccanismi consolidati da decenni, spesso premiando profili legati alle correnti.Questa sequenza – pratica formale minore, poi via libera alle nomine “di equilibrio” – è la fotografia più cruda del presente: un sistema che assegna potere e carriere secondo appartenenze e patti interni, mentre gli italiani sono chiamati a decidere se mantenerlo o imporre dall’esterno una rottura drastica.Il referendum non è un voto su persone o governi: è su questo assetto.
Vedere il CSM procedere con le solite nomine “di pacchetto” in questi giorni rende lampante il nodo: il sistema si autoriforma davvero, o serve il sorteggio per cambiare le cose una volta per tutte?