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Panieri annuncia le date delle elezioni mentre fa scudo dei sentimenti: la campagna “soft” che nasconde i conti

C’è un confine sottile, quasi invisibile, tra la comunicazione istituzionale di un sindaco uscente e la campagna elettorale di un candidato. Marco Panieri, con il suo ultimo post su Facebook, non si è limitato ad attraversare quel confine: lo ha cancellato. Annunciare le elezioni del 24-25 maggio 2026 dovrebbe essere un atto dovuto, un servizio al cittadino per informarlo sulle scadenze democratiche. Invece, nel messaggio del primo cittadino di Imola, la data diventa il grimaldello per aprire una campagna “soft” da manuale. Una strategia raffinata che punta a fondere i due ruoli in un unico blocco monolitico: il sindaco uscente che “continuerà a lavorare fino all’ultimo giorno” su strade, sicurezza, scuole e PNRR.

Il messaggio implicito, lanciato con la leggerezza di un post social ma con la pesantezza di un macigno politico, è fortissimo: cambiare significherebbe fermare un lavoro “prezioso” già in corso. La continuità non viene presentata come una scelta politica tra altre, ma come un bene inevitabile. Come se l’alternativa non fosse un altro progetto per la città, ma semplicemente il vuoto, l’interruzione di un cantiere mai chiuso. Ma è quando il discorso scivola dal cemento all’anima che la strategia si rivela nella sua interezza. Panieri passa dall’amministrazione all’emotività pura. Parole chiave come “amore per Imola”, “guardarci negli occhi”, “costruirli insieme”, “sentirsi protagonisti” invadono il testo. È una mossa classica: spostare l’attenzione dal “cosa hai fatto davvero?” al “quanto ami la città?”.In questo scivolamento retorico, i numeri sparirono. Zero bilanci concreti, zero dati sui tempi di realizzazione, zero risposte ai problemi reali che i cittadini affrontano quotidianamente. Restano solo sentimenti, utilizzati per legare affettivamente l’elettore e rendere ogni critica futura non un confronto politico, ma quasi un tradimento emotivo.

Le presupposizioni positive sono ovunque nel testo. Si legge tra le righe la frase incompiuta che aleggia su tutta la comunicazione: “tante cose che si stanno facendo”. Il verbo è al presente, l’azione è in corso, ma la sostanza è evanescente. Dire che si sta lavorando non equivale a dire che si è concluso. Citare il PNRR non garantisce che i fondi si trasformeranno in asfalto o in servizi prima della scadenza del mandato.

Il pericolo di questo approccio non è solo politico, è democratico. Quando un sindaco usa i canali istituzionali per veicolare messaggi che preparano il terreno alla propria rielezione, confonde le acque. Il cittadino dovrebbe valutare l’operato di un amministratore sulla base di risultati tangibili, non sulla base della capacità di quel amministratore di far leva sul senso di appartenenza. Panieri chiede di guardarsi negli occhi. Bene. Ma negli occhi di un elettore consapevole dovrebbero riflettersi prima i numeri di un bilancio e poi le promesse di un cuore. Perché l’amore per Imola è condiviso da tutti, cittadini e opposizione inclusa. Ciò che divide, e su cui si dovrebbe votare, non è quanto si ama la città, ma come la si intende governare.
E su questo, nel post del 24-25 maggio, c’è stato un silenzio assordante.