Imola, 19 febbraio 2026 – La Relatrice Speciale ONU sui diritti umani nei Territori Palestinesi occupati, Francesca Albanese, continua a essere al centro di una campagna di delegittimazione internazionale senza precedenti. L’ultimo episodio è arrivato ieri dal Ministero degli Esteri israeliano, che su X ha pubblicato un post accusandola di essere una “portavoce di Hamas” e chiedendone l’immediato licenziamento dalle Nazioni Unite. L’immagine allegata – che accosta il volto di Albanese a quello di un rappresentante di Hamas con la fascia verde – vuole suggerire un’identificazione diretta, in un momento in cui le sue denunce sulle violazioni del diritto internazionale a Gaza e in Cisgiordania si fanno sempre più incisive.
La ferocia di questi attacchi – definiti “vicious” (feroci, maligni) persino da un comitato ONU che ha condannato le intimidazioni personali nei suoi confronti – non è nuova. Da mesi Albanese subisce sanzioni statunitensi, ostracismo accademico (Georgetown University ha interrotto i rapporti con lei), pressioni diplomatiche e una vera e propria campagna mediatica che la dipinge come antisemita o apologeta del terrorismo. Eppure, proprio questa intensità repressiva sembra rafforzare, in certi ambienti, la percezione del suo ruolo come voce indipendente e scomoda.È in questo contesto che torna attuale la scelta compiuta dal Comune di Bologna nell’ottobre 2025, quando il Consiglio comunale – a maggioranza PD – ha conferito alla giurista bolognese la cittadinanza onoraria. La delibera motivava il riconoscimento con “il rigore e l’indipendenza” con cui Albanese documenta crimini di guerra, colonialismo di insediamento e responsabilità di Stati, aziende e individui nelle violazioni sistematiche ai danni del popolo palestinese. Nonostante le polemiche esplose dopo alcune sue dichiarazioni (in particolare quelle sull’assalto pro-Pal alla redazione de La Stampa a Torino, interpretate da molti come un “monito” alla stampa), il sindaco Matteo Lepore ha più volte confermato che la revoca non è un’opzione: «La cittadinanza è motivata dal lavoro svolto per la Palestina e le Nazioni Unite», ha dichiarato a dicembre 2025, invitando a «girare pagina».Bologna ha resistito alle pressioni – interne al PD, da destra e internazionali – mantenendo un gesto che oggi appare ancora più significativo alla luce della nuova ondata di attacchi. In un clima in cui la Relatrice ONU viene sanzionata dagli USA, isolata da atenei prestigiosi e accusata di connivenze terroristiche da governi e lobby, il conferimento di una cittadinanza onoraria assume il valore di un atto di tutela della libertà di parola e di difesa del diritto internazionale.A questo punto sorge spontanea una domanda: perché non Imola?
Imola, vicina polticamente a Bologna e storicamente sensibile ai temi di “pace”, “antifascismo” e “diritti umani”, dovrebbe seguire l’esempio del capoluogo emiliano. La virulenza con cui Albanese viene attaccata – con post ufficiali di governi stranieri, sanzioni personali e campagne di diffamazione – rende il gesto ancora più urgente: non si tratterebbe solo di un riconoscimento al suo lavoro di giurista, ma di un segnale concreto contro le intimidazioni a chi documenta violazioni di massa (il bilancio a Gaza supera le 72.000 vittime secondo fonti palestinesi, parzialmente confermate anche da Israele).Conferire la cittadinanza onoraria a Imola significherebbe dire chiaramente che la città non si piega alla narrazione univoca imposta da certe cancellerie, e che difende il diritto di una relatrice ONU di svolgere il proprio mandato senza subire minacce personali o professionali. Sarebbe un gesto di coerenza con la tradizione solidaristica romagnola e un piccolo, ma simbolico, contrappeso alla pressione internazionale che cerca di zittire voci critiche.Resta da vedere se l’amministrazione imolese vorrà aprire questo dibattito.
Di certo, dopo Bologna e in mezzo a una campagna di attacchi sempre più aggressiva, il “caso Albanese” non è chiuso: è più aperto che mai. E forse è proprio la durezza degli attacchi a renderlo un simbolo da non lasciare solo a una città.
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