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Una foto che dice tutto: PM (ANM) e avvocata (di centrosinistra) spalla a spalla contro la riforma – “corrente di sinistra” nella magistratura?

Non sappiamo esattamente cosa spinga l’ex candidata sindaca a essere uno dei volti più in vista del “No” a Imola, anche perché, a differenza del nipotino in cerca di visibilità politica, Carmen Cappello ha già dato o forse no. Sicuramente sentiremo che è una di quelle che ha a cuore il “bene” del Paese, tutta quella retorica e narrativa del “noi siamo per il bene”, siamo contro il “fascismo” del governo, eccetera, eccetera, e così via. Ma oggi mostriamo come anche foto apparentemente banali possano alimentare la percezione, in una parte dell’opinione pubblica, dell’esistenza di una “corrente di sinistra” nella magistratura.

Qualche giorno fa a Imola è stato organizzato un incontro di presentazione del comitato imolese “Avvocati per il NO Bologna”, al quale hanno partecipato tre avvocati, tra cui Carmen Cappello, un referente del comitato e una portavoce “partigiana” del comitato civico per il NO, dove c’è tutta la corte del PD & company, e un Pubblico Ministero della Procura di Bologna (Marco Imperato).Avevamo voluto scrivere prima di questo incontro, ma siccome ci mancava una foto e non abbiamo l’abitudine di entrare sui siti degli altri, scaricare e ricaricare sul nostro sito il materiale altrui, abbiamo dovuto aspettare di ricevere delle foto dell’incontro avvenuto il 14 febbraio nella sala C.I.D.R.A.

Lo ammettiamo: avremmo preferito usare proprio la foto postata da Carmen sui social, perché il linguaggio del corpo parla da solo. Una singola immagine, guardata con attenzione, rivela tanto – specie in ambiti dove l’imparzialità è un dovere assoluto. In quella foto si vede un Pubblico Ministero (Marco Imperato) e un’avvocata (Carmen Cappello) vicinissimi, immersi in una conversazione fitta sotto un enorme striscione “VOTA NO”. Ci “accontentiamo” comunque di pubblicare questa, che documenta alla perfezione procuratori e avvocati allineati politicamente, uniti contro una riforma che tocca proprio i loro privilegi e la loro struttura di potere. È un autogol clamoroso: in un referendum che discute la separazione delle carriere per rafforzare l’indipendenza della magistratura, un’immagine del genere alimenta inevitabilmente il sospetto di parzialità. Immagina di essere imputato (o parte offesa) di area conservatrice in un processo: vedendo questa foto, non ti sorgerebbe il dubbio legittimo? “In che modo questo PM potrà dirmi davvero “la legge è uguale per tutti”, se milita politicamente gomito a gomito con l’avvocata che potrebbe difendere chi mi accusa?”

Una semplice foto, scattata in un incontro pubblico, ha sempre il potere di mettere a nudo crepe che i discorsi ufficiali cercano di nascondere. Alla fine, non è questione di complotti o di “toghe rosse” da romanzo: è una semplice questione di percezione. E in un referendum che dovrebbe rafforzare l’indipendenza della magistratura, proprio queste percezioni – alimentate da immagini pubbliche e non ritoccate – rischiano di essere il vero verdetto popolare. Il 22-23 marzo gli imolesi decideranno, ma foto come queste hanno già iniziato a votare per il Sì…