Michele de Pascale, presidente Pd della Regione Emilia-Romagna, ha scelto di buttarsi a capofitto nella vicenda dei sei medici del reparto Malattie Infettive di Ravenna indagati per falso ideologico: certificati medici presunti falsi o arbitrari per bloccare l’invio di irregolari nei CPR.
Il suo post su Facebook è un classico esercizio di solidarietà selettiva di sinistra: abbracci, vicinanza “piena”, conoscenza personale dei “volti” dell’ospedale (da ex sindaco durante il Covid, ovvio), e il mantra della presunzione di innocenza sbandierato come scudo.Peccato che poi il discorso scivoli in errori gravi, che trasformano un intervento istituzionale in un comizio anti-governo.
De Pascale scrive nero su bianco che i medici sono «già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese», intendendo chiaramente Salvini (che ha parlato di licenziamento, radiazione e arresto se le accuse fossero confermate).Ma lui, presidente di Regione, dichiara «assoluto rispetto per l’autonomia delle Procure» e poi insinua che l’indagine sia usata per uno show politico. È un doppio standard evidente: rispetto per la magistratura quando conviene, polemica quando tocca al centrodestra. In pratica, usa la presunzione di innocenza come clava contro il ministro dell’Interno, prima ancora che la Procura chiuda un fascicolo.
Il passaggio clou è devastante: «uscendo dal loro caso specifico», la colpa è della normativa nazionale (non modificata da questo governo, specifica perfidamente) che scarica sui medici responsabilità enormi senza linee guida chiare. Traduzione brutale: se hanno falsificato diagnosi (ipotesi accusatoria, con perquisizioni in corso su chat e mail), è perché la politica li ha messi in quel guaio. Ma il falso ideologico in atto pubblico (art. 479 c.p.) non si giustifica con la mancanza di protocolli ministeriali. È un reato doloso, non una “valutazione clinica incerta”. De Pascale mescola il piano penale individuale con la polemica politica sui rimpatri, offrendo una difesa di sistema che sa di assoluzione preventiva. Roba da far rabbrividire qualsiasi garantista serio.
Come vertice del SSR emiliano-romagnolo, dichiara «fiducia piena» e «abbraccio» a sei indagati del suo sistema sanitario, prima di qualsiasi verifica disciplinare interna o esito giudiziario, questa non è solidarietà, questo è corporativismo istituzionale. L’amministrazione regionale non può permettersi di apparire come un sindacato pro-medici contro la Procura e il governo, soprattutto quando l’accusa è sabotaggio dei rimpatri tramite certificati falsi – un tema su cui la sinistra ha sempre fatto campagna ideologica.
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