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Il paradosso della sinistra: difendere la riforma di un gerarca fascista di Mordano

Mordano – Mentre ci avviciniamo al referendum del 22-23 marzo 2026 sulla separazione delle carriere in magistratura, un nome torna dal passato per mettere in imbarazzo il fronte del No: Dino Grandi, conte di Mordano e ministro della Giustizia di Mussolini.

Sui social impazzano due meme che inchiodano la sinistra a una contraddizione storica che non può essere ignorata, con il primo meme gira la foto di Grandi in uniforme con la scritta «LUI OGGI VOTEREbbe NO» e la domanda provocatoria: «ANCHE TU VOTERAI COME UN MEMBRO DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO?», e nel secondo meme un’immagine che ricorda il Regio Decreto 12/1941 con cui Grandi impose l’unità delle carriere tra giudici e pm, cancellando la distinzione liberale pre-fascista. Il messaggio è chiaro: «LA SINISTRA VUOLE MANTENERE UNA LEGGE DEL VENTENNIO». e il dato è incontestabile, perchè ‘attuale ordinamento giudiziario che vede giudici e pubblici ministeri nello stesso ordine, con la stessa formazione e possibilità di passare da una funzione all’altra, fu voluto dal fascismo nel 1941. Nella relazione al Re, Grandi lo giustificò con la logica totalitaria: nello “Stato fascista” non esiste separazione dei poteri, ma solo “differenziazione di funzioni”.

Oggi il fronte del No – ANM, PD, CGIL, Anpi – difende questo stesso assetto con argomenti che ricalcano pedissequamente quelli del gerarca: “formazione comune”, “cultura della giurisdizione”, “pericolo di compartimenti stagni”, allora come può chi si richiama ogni giorno ai valori dell’antifascismo battere il petto contro il governo e poi correre a difendere un decreto regio firmato da un ministro di Mussolini? I giuristi più onesti lo ricordano: furono proprio padri costituenti come Calamandrei a mettere in guardia da questa commistione. E già nel 1947 Giuseppe Bettiol denunciava che considerare il pm un organo della giustizia era una tipica concezione “dei regimi totalitari”.

Il 22 e 23 marzo si vota, ma prima di gridare al “fascismo” contro la riforma Nordio, la sinistra dovrebbe guardarsi allo specchio e rispondere a una domanda scomoda, se è davvero antifascista difendere l’eredità normativa del conte di Mordano?