Imola, 8 febbraio 2026 – La CRA di via Venturini, struttura che ospita 144 anziani non autosufficienti ed è gestita da Seacoop sotto la responsabilità pubblica del Comune di Imola e dell’ASP Iride, rappresenta oggi, alla luce dei fatti emersi, un caso che impone secondo noi una decisione drastica: o la chiusura temporanea o definitiva della struttura per motivi di sicurezza.
La presenza di legionella nell’impianto idrico, rilevata da Arpae a fine gennaio, ha fatto scattare ancora una volta l’allarme sanitario in questa struttura. In parallelo, un’anziana ultraottantenne è stata ricoverata in ospedale con sintomi gravi compatibili con una possibile esposizione a legionella per inalazione di aerosol, come riferito in ambito sanitario. Solo il 5 febbraio il Comune ha emanato un’ordinanza per la sostituzione dei rubinetti contaminati e la sanificazione dell’impianto. L’Ausl ha attivato “tutte le azioni previste dai protocolli”, sottolineando una “risposta tempestiva senza ritardi”.
Secondo le opposizioni, si tratta di un intervento tardivo e non preventivo, che confermerebbe una gestione emergenziale anziché strutturale. Fratelli d’Italia ha parlato di “ritardi e superficialità”, presentando un’interrogazione urgente in Regione e chiamando direttamente in causa la responsabilità politica dell’amministrazione guidata dal sindaco Marco Panieri. L’ASP Iride, ente partecipato dal Comune, ha affidato la gestione a Seacoop dal 2016 con proroghe e accreditamenti rinnovati fino al 31 dicembre 2024, senza evidenze di gare pubbliche competitive successive, un sistema criticato per scarsa trasparenza e coinvolgimento.
Il caso Venturini non è isolato. Nel 2020 la struttura fu coinvolta in un focolaio Covid con 65 positivi tra ospiti e operatori e sei decessi, definito dalla Lega una “gestione devastante”. Oggi, a distanza di anni, la stessa CRA torna al centro delle cronache per problemi sanitari e organizzativi, alimentando il sospetto di criticità strutturali mai realmente affrontate. Di fronte a una reiterazione di emergenze, la politica non può limitarsi a interventi tampone: serve una scelta chiara e immediata per tutelare la salute e la dignità degli ospiti. Perché gli anziani non sono numeri né costi da comprimere, ma persone, e come tali vanno protette. Se le condizioni di sicurezza non sono garantite, la chiusura della struttura diventa una responsabilità da assumere subito.
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