Non era solo “lotta alla disinformazione”, era pressione politica. È questa la conclusione a cui arriva il Comitato Giudiziario della Camera dei Rappresentanti USA analizzando un’email interna della Commissione Europea del 30 ottobre 2020. Nel pieno della pandemia, mentre milioni di cittadini subivano lockdown, obblighi e restrizioni, il gabinetto della vicepresidente della Commissione UE Věra Jourová scriveva direttamente ai vertici di Facebook, Twitter (oggi X), Google, Microsoft, ByteDance e Meta. per fare pressione sulle piattaforme dei social media affinché censurassero informazioni sul COVID-19 e sui vaccini, compresi quelli infantili, ogni volta che contraddicevano la narrazione ufficiale.
Nella mail, inviata con carattere di urgenza, la Commissione chiede alle piattaforme dati dettagliati sulle narrative critiche verso i vaccini Covid, sulle reazioni degli utenti, sui trend futurie questo non per informare il pubblico, ma per costruire un “piano mirato” di intervento. Un piano che, come specificato nel testo, non doveva essere reso pubblico. Il passaggio più esplosivo riguarda però la moderazione dei contenuti. La Commissione chiede esplicitamente aggiornamenti sulle pratiche di “promozione e demozione” dei post legati ai vaccini. In altre parole: chi doveva parlare di più, chi doveva sparire dai feed, chi doveva essere silenziato senza rimozione formale. Non una raccomandazione sanitaria, ma una richiesta di controllo dell’algoritmoe di censura.
Il messaggio dell’email chiarisce inoltre che l’iniziativa avviene con l’accordo della vicepresidente Jourová e “a conoscenza del Presidente” della Commissione, e per i repubblicani americani è la prova che non si trattava di un’iniziativa tecnica, ma di una linea politica decisa ai vertici dell’Unione Europea. Secondo il rapporto, da quel momento in poi contenuti che sollevavano dubbi sull’obbligatorietà vaccinale, sulla sicurezza nei bambini, sugli effetti collaterali o semplicemente criticavano la narrativa ufficiale sono stati sistematicamente declassati o rimossi., anche quando non erano falsi o solo opinioni.
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