Dopo le notizie e le ricostruzioni circolate nei giorni scorsi sul caso della paziente 97enne rimasta per oltre 36 ore su una barella al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Imola, prima del ricovero per una polmonite severa, è arrivata la risposta ufficiale dell’Azienda USL di Imola alla richiesta di chiarimenti da noi inviata.
L’episodio riportato dal Resto del Carlino e rilanciato da altri media locali, aveva acceso l’attenzione sulle condizioni operative del Pronto Soccorso e sulla gestione dei ricoveri, alimentando anche un dibattito politico, ma proprio per fare chiarezza sui fatti, sui numeri e sulle responsabilità organizzative, avevamo chiesto alla Direzione aziendale un riscontro formale e documentato. Come promesso, pubblichiamo ora integralmente la risposta dell’AUSL di Imola, che ci era arrivata poco dopo la nostra richiesta ma, a causa di problemi tecnici con la posta elettronica, non avevamo potuto visionare tempestivamente. Il comunicato ricostruisce il quadro degli accessi, le difficoltà legate al picco epidemico stagionale e le modalità di assistenza garantite alla paziente durante l’attesa del posto letto
“Nelle giornate di domenica 25 e lunedì 26 gennaio il Pronto Soccorso ha registrato un afflusso particolarmente elevato di persone, con una quota significativa di bisogni assistenziali complessi e conseguente necessità di ricovero.
Nella giornata di domenica gli accessi sono stati 134, con 22 ricoveri; lunedì 26 gennaio gli accessi sono saliti a 146, con 24 persone – in prevalenza anziane – per le quali si è reso necessario il ricovero ospedaliero.
Questa contingenza, legata in larga parte al protrarsi del picco epidemico stagionale, ha determinato oggettive difficoltà nel reperimento immediato di posti letto nei reparti e, di conseguenza, una permanenza di alcune persone assistite in Pronto Soccorso superiore a quelli che sono gli standard del nostro ospedale.
Nel caso specifico segnalato, l’inquadramento diagnostico è stato completato nelle prime ore della mattina del 26 gennaio; il trasferimento in reparto è avvenuto nel primo pomeriggio del giorno successivo, non appena si è resa disponibile una collocazione appropriata e coerente con il quadro clinico.
Durante l’intera permanenza in Pronto Soccorso, la persona è stata costantemente monitorata, rivalutata e assistita dal personale sanitario, che ha garantito continuità delle cure e sicurezza clinica, pur in un contesto organizzativo reso complesso dall’elevata pressione assistenziale e dall’età avanzata della persona stessa.
L’Azienda è consapevole del disagio che situazioni di questo tipo possono comportare per le persone assistite e per i loro familiari. In circostanze eccezionali come quelle descritte, tuttavia, i vincoli logistici legati alla disponibilità dei posti letto non sono sempre immediatamente superabili; tali criticità vengono affrontate e compensate attraverso il costante impegno e la presa in carico responsabile da parte di tutte le équipe ospedaliere, in particolare del Pronto Soccorso, a tutela della sicurezza e dell’appropriatezza delle cure. Ed è appunto doveroso – dichiara la Direzione aziendale – ricordarci dell’impegno e della professionalità che i nostri operatori esprimono quotidianamente, soprattutto in circostanze come queste.”
Dal comunicato emerge che l’odissea della signora 97enne al Pronto Soccorso di Imola non è dovuta a carenze del personale o dell’AUSL, che ha garantito diagnosi rapida, monitoraggio costante e continuità delle cure nonostante il sovraccarico, ma alla carenza di posti letto, una questione che richiederebbe interventi mirati anche dalla politica locale.
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