In una dimostrazione di ironia cosmica che solo la pubblica amministrazione sa orchestrare con tanta grazia, il Nuovo Circondario Imolese ha annunciato che nei prossimi giorni prenderà avvio il trasferimento dei suoi uffici operativi nella nuova sede situata all’interno del Parco della Conoscenza e dell’Innovazione, precisamente nel complesso riqualificato di via Franco Basaglia 8, occupando i padiglioni 10 e 12. Si tratta dello stesso complesso che per oltre un secolo ha ospitato l’ospedale psichiatrico cittadino, un luogo simbolo di isolamento, sofferenza e contenzione forzata, ora magicamente ribattezzato come spazio aperto, inclusivo e dedicato ai servizi pubblici, alla cultura e alla memoria storica – senza, naturalmente, cancellare nulla del suo ingombrante passato.
Il trasferimento coinvolge oltre cinquanta dipendenti e numerosi servizi strategici dell’Ente, tra cui Presidenza, Direzione generale, Affari generali, Programmazione socio-sanitaria, Centrale unica di committenza, Promozione turistica, Sviluppo economico e SUAP associato. Il Nuovo Circondario Imolese gestisce complessivamente oltre 17 servizi in forma associata per conto dei dieci Comuni del territorio, conta 180 dipendenti e nel 2025 ha raggiunto un bilancio di 29,3 milioni di euro.
Secondo il comunicato del Comune di Imola il cambio di sede si inserisce in “uno dei più importanti progetti di rigenerazione urbana e culturale di Imola: la trasformazione dell’ex ospedale psichiatrico dell’Osservanza in Parco della Conoscenza e dell’Innovazione. Un luogo che per oltre un secolo ha rappresentato isolamento e sofferenza viene oggi restituito alla città come spazio aperto, inclusivo e dedicato ai servizi pubblici, alla cultura e alla memoria, senza cancellare la propria storia.”
La nuova sede dell’NCI occupa circa 2.000 metri quadrati in edifici storici risalenti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, oggetto di un importante intervento di recupero curato da Con.Ami per un investimento complessivo di 8,18 milioni di euro, sostenuto anche da fondi PNRR. Accanto agli uffici troveranno spazio funzioni culturali come il Laboratorio Museale sulle Istituzioni Manicomiali Imolesi, rafforzando “il dialogo tra passato e futuro e contribuendo al percorso che porta Imola dalla “città dei matti” alla “città di tutti””,
In fondo, questo percorso sembra completarsi con una simmetria perfetta e un po’ inquietante: lo stesso sistema che un tempo rinchiudeva chi non si conformava ora invita i suoi dipendenti a lavorare negli stessi padiglioni, con la differenza che stavolta c’è l’aria condizionata, lo stipendio fisso e la possibilità di lamentarsi solo via PEC. I contribuenti imolesi, che hanno finanziato la riqualificazione con i loro soldi e che continueranno a farlo per mantenere l’ente, possono consolarsi pensando che almeno la memoria storica “della città dei matti” è stata preservata…
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