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Comunità Energetiche a Imola: prima di aderire, guarda bene le criticità che nessuno ti racconta in pompa magna

Imola, gennaio 2026 – L’incontro alla sala BCC Città & Cultura ha presentato la CER Coop Circondario Imolese come la grande occasione per cittadini e imprese: portale per verificare la cabina primaria, adesione online con chat WhatsApp, regolamento che assegna quote di incentivi, impianti già allacciati grazie a Bryo Spa. Tutto suona fluido e partecipato, con soci fondatori dal territorio come cooperative sociali e parrocchie.

Ma sotto la superficie ci sono paletti normativi e pratici che possono trasformare l’adesione in una roba lenta e costosa. Ecco le criticità concreti su cui conviene ragionare prima di mandare la pre-adesione. Il primo muro è l’esclusione automatica: se hai già lo Scambio sul Posto attivo (e tanti ce l’hanno da anni sul proprio fotovoltaico), devi mollarlo per entrare – perdi un regime collaudato per scommettere su uno nuovo e incerto. Devi stare nella stessa cabina primaria (verifica sul portale, ma non è scontato che la tua utenza ci rientri), e gli impianti devono essere entrati in esercizio dopo il 24 settembre 2024 con potenza max 1 MW ciascuno. Chi ha già investito anni fa resta spesso fuori, o deve smontare qualcosa per rientrare.

Poi c’è, secondo noi, una dipendenza pesante da Bryo Spa di qui nel comunicato di presentazione non si parla. L’azienda non può diventare socio (vincolo di legge per non far dominare i grandi player), ma fornisce impianti, manutenzione, supporto tecnico e quasi sicuramente la fetta grossa della produzione. Se la cooperativa dove aderisici non ha gente interna formata per gestire guasti, monitoraggio dati o ottimizzazioni, ogni intoppo passa da Bryo.

Ritardi negli interventi, aumenti improvvisi di costi di servizio o cambiamenti nelle condizioni possono far calare l’energia condivisa e far evaporare la Tariffa Premio GSE promessa e sbandierata ta come roba “inclusiva” e “green”. La governance resta in mano ai soci, ma nella pratica rischi di essere ostaggio di un fornitore esterno senza alternative pronte.La ripartizione degli incentivi sembra equa sulla carta (priorità famiglie oltre 55%, quote per imprese e prosumer, fondo sociale), ma è legata alla “contemporaneità” produzione-consumo: se non consumi quando produci (famiglia media con boiler e luci serali), prendi poco o niente. Calcoli complessi, monitoraggio GSE non immediato, e se la condivisione resta bassa l’incentivo delude.

A livello nazionale il quadro è ancora più rischioso: burocrazia GSE asfissiante (tempi lunghissimi per riconoscimenti e configurazioni), procedure farraginose che scoraggiano la gente, e tagli pesanti ai fondi PNRR (da oltre 2 miliardi a circa 800 milioni dopo le rimodulazioni 2025-2026, con scadenza rigida giugno 2026 per rendicontare). Molti progetti restano fermi o perdono contributi, e la Tariffa Premio potrebbe ridursi o diventare incerta nel tempo. Come imolese, dovresti ricordare l’esperienza della Tariffa Puntuale, che non ha portato né a una riduzione della tassa sui rifiuti né a un miglioramento tangibile del servizio.

Proprio per questo, in questo caso le criticità pesano di più: burocrazia che ti farà perdere tempo, esclusioni che ti chiuderanno la porta in faccia, dipendenza da esterni che limiterà il tuo controllo reale, incentivi che non arrivano o arrivano a singhiozzo. Se entri senza averci riflettuto bene, potresti dover sostenere quote associative, gestire SPID, affrontare fatica digitale e poi scoprire che i benefici sono minimi o ritardati. Il nostro consiglio diretto è, prima di firmare leggi il regolamento interno riga per riga, chiedi proiezioni realistiche sui tuoi risparmi (non le stime generiche dell’incontro), capisci chi gestisce impianti e dati in concreto, valuta se hai alternative se Bryo rallenta o alza i prezzi. Non devi buttarti a capofitto in un meccanismo che può lasciarti con più vincoli che vantaggi, informati a fondo ora, o rischi di pentirtene dopo.