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Corte dei Conti demolisce l’Ausl Imola: paghi salti la fila, altrimenti crepi d’attesa

Imola, 25 gennaio 2026 — L’Azienda USL di Imola, guidata da dirigenti spesso nominati anche per ragioni politiche locali, ama gonfiarsi il petto con proclami di eccellenza sanitaria, vantando efficienza da modello nazionale e cure all’avanguardia per tutti. Peccato che la bacchettata fresca fresca della Corte dei Conti riveli una realtà ben diversa: un sistema a due velocità dove la libera professione intramoenia (ALPI) alimenta disuguaglianze vergognose, premiando chi tira fuori il portafoglio e lasciando gli altri a marcire in liste d’attesa infinite.

La delibera n. 5/2026/VSG della Sezione Regionale di Controllo per l’Emilia-Romagna, nata da un’indagine del 2025, smaschera senza pietà questa ipocrisia. Mentre l’Ausl si autocelebra per la sua presunta superiorità, non prevede nemmeno lontanamente di usare l’ALPI come paracadute residuale per chi non ottiene una visita nei tempi del servizio pubblico. Risultato? In specialità come gastroenterologia, urologia e ginecologia, le prestazioni a pagamento schizzano a quote folli – fino al 33% del totale – creando un circolo vizioso: le attese nel pubblico si allungano, e chi può permetterselo salta la fila pagando, mentre i meno abbienti restano al palo.

La Corte lo chiama “rischio di indirizzamento indiretto”, ma tradotto in parole povere è un meccanismo che trasforma l’ospedale pubblico in un club esclusivo per chi ha i soldi, violando ogni principio di equità del Servizio sanitario nazionale.E non è solo una questione di numeri gonfiati: qui si parla di una cosa ancora piu profonda. L’ALPI dovrebbe essere un’eccezione rigorosa, un tool trasparente per tappare buchi nel sistema pubblico, non un business parallelo che ingrassa i privati all’interno delle strutture statali.

Invece, a Imola, questa “eccellenza” autoproclamata nasconde un caos contabile, errori nei fondi come il Balduzzi sottratti ai medici invece di aggiunti alle tariffe, e una totale assenza di meccanismi per garantire visite urgenti senza sborsare un euro. La Regione Emilia-Romagna è chiamata a vigilare, ma il messaggio è chiaro: basta con le fanfaronate, l’Ausl deve rimettere in riga il sistema o rischiare di essere smascherata come un bluff sanitario che penalizza i deboli. Altro che eccellenza: è tempo di cure uguali per tutti, non di un sanità da ricchi e poveri.