I commenti tra il medico Romano Linguerri e la promotrice del NO al referendum giustizia a Imola mostrano quanto sia limitata la libertà di espressione in Italia, là dove in altri Paesi, come gli Stati Uniti o molti Stati europei, rientrerebbero nel normale diritto di critica politica. La “Che guevarista”, Carmela Cappello, al commento del noto medico sul suo post relativo alla costituzione, anche a Imola, del Comitato per il NO al referendum, ha dato subito il suo “consiglio” di stare attento a quello che scriveva, ma cosa aveva scritto il dottor Linguerri, se questa ha dato gratuitamente il suo consiglio senza aver già inviato una diffida con richieste risarcitorie?
Rispondendo ad giudizio di un altro sostenitore del Comitato del NO, il consigliere del M5S Ezio Roi, Linguerri ha scritto: “Legge truffa, dice Roi? I veri truffatori sono in questa foto!”, al posto della Carmela che aveva pubblicato con la foto del comitato dove apparve lei e altri membri incluso il suo nipotino in cerca di visbilità politica, ma se si legge l’articolo postato dall’ex candidata sindaca, sconfitta due volte ad Imola, si vede chiaramente che Linguerri ha risposto al giudizio espresso da Roi su questa legge e su chi cerca di raccontare tutt’altra cosa rispetto a una riforma che punta sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (PM), sancendo due percorsi professionali distinti e irrevocabili per i magistrati, eliminando la possibilità di passare dalla funzione giudicante (giudice) a quella requirente (PM) e viceversa, al fine di garantire un giudice più terzo e imparziale.

Purtroppo in Italia vige ancora il codice fascista sulla diffamazione e vari che guevaristi, comunisti, sinistri, non vedono l’ora di querelarvi per qualsiasi cosa. E se vi capita un giudice ex PM che fa parte della magistratura “democratica” (cioe di uno di quei correnti che la riforma giustizia potrà limitare se votate SI), allora avete tutte le probabilità che il contesto nel quale avete scritto venga trascurato e che veniate subito bollati come coloro che hanno superato la “continenza”, anche se avete detto la verità o risposto a una provocazione. I giudici a volte, soprattutto se sono “rossi”, non vedono quando qualcuno provoca deliberatamente le persone con la loro arroganza per ottenere una reazione e poi querelare, non capiscono la ira legittima o la critica legitma per questo dovete andare al CEDU dove spesso l’Italia viene condannata. Tra l’altro l’Italia resta uno dei Paesi europei con il maggior numero di querele temerarie, ed è proprio questo che blocca il sistema giudiziario e tiene occupati i giudici, perche invece di farli occupare di casi seri (omicidi, violenze, truffe, corruzione), vengono impegnati a capire cosa volevi dire e cosa intendessi, nonstante le direttive europe in materia di libertà di opinione e esspressione. Ossigeno per l’Informazione e CASE Europe parlano di migliaia di casi, spesso archiviati dopo anni, con l’80–90% di proscioglimenti. Ma il problema rimane anche in caso di assoluzione: sei comunque costretto a pagare di tasca tua le spese legali sostenute per difenderti.
In Italia la riforma anti-querele temerarie, discussa nel 2019, è rimasta lettera morta; la direttiva UE anti-SLAPP del 2024 è stata recepita al minimo (solo per i casi transfrontalieri) e il codice penale sulla diffamazione rimane ancora un bazooka puntato contro chi osa criticare l’operato di qualcuno. Solo e soltanto se ci sarà una volontà popolare o un intervento che venga dall’esterno dell’Italia si potrà mettere fine a questo tipo di “reato”. Perché vi ricordo che in questo Paese, negli anni ’40, alle donne era vietato indossare i pantaloni. Allora perché non liberarci anche di questa limitazione della parola e dell’opinione, soprattutto nell’era delle comunicazioni e dei social, lasciando la sanzione penale ai soli casi di calunnia?
Un nostro consiglio: anche se condividete l’opinione di Linguerri, evitate di scriverla sui social. Meglio dirla solo in presenza di quelle persone… E se si avvicinano per registrare o per avere un contatto fisico, assicuratevi anche voi di avere una telecamera pronta, nel caso fingano qualcosa, dopo avervi mandato una diffida e poi dire che non vi conoscono.
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