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Domani, ieri condannato, oggi difensore della magistratura…

Venerdì 16 gennaio, al DumBo di Bologna, si è discusso della riforma Nordio: sala piena, applausi, costituzionalisti e giornalisti tutti schierati per il “NO”. Tutti a difendere l’“indipendenza della magistratura” come fosse un tempio inviolabile, a un evento promosso soprattutto da quell’Associazione Nazionale Magistrati definita da Cossiga “associazione sovversiva e di stampo mafioso”.

Era solo un anno fa, quando il quotidiano Domani e il suo allora direttore Stefano Feltri furono condannati per diffamazione sul famoso caso Bibbiano. Risarcimento, spese legali, rimozione dell’articolo… il colpo fu duro, eh sì. E cosa scrisse Feltri ancora prima di questa condanna : “Aboliamo il reato di diffamazione a mezzo stampa per salvare il giornalismo”, che tradotto sarebbe: quando ti colpisce la magistratura, è un problema; quando colpisce altri che non sono dalla tua parte politica, allora diventa sacra all’improvviso.

Adesso, sotto la guida di Emiliano Fittipaldi, Domani difende la stessa magistratura con veemenza: “attacchi alla democrazia”, “magistrati che si allineano per paura”, “derive autoritarie” e Costituzione “svuotata”. Ma il paradosso è evidente: un sistema che ieri puniva il tuo giornale oggi viene santificato. Coerenza ideologica o arte del paradosso giornalistico? Difendi quando serve a contrastare il governo, ma critichi quando colpisce te…

Sì, il giornalismo italiano vive sotto pressione costante con quele querele temerarie, richieste di rimozione, e con rischi di risarcimenti addiritura per fatti veri. Feltri lo aveva già scritto nel 2023: “L’assetto normativo attuale non protegge la discussione pubblica, ma diventa una clava in mano a politici e imprese”, e aggiungiamo anche nelle mani di chi abusa dei processi, e a quel tempo la Meloni non era il premier del governo che oggi Fittipaldi accusa di “tanti attacchi alla democrazia” e la sempre più difficile situazione della “libertà di stampa” sicuramente non si risolve con una magistratura dove un pm abituato a conndanare giudica un caso di “diffamazione”.

Allora ci domandiamo: come può il giornale condannato ieri dalla magistratura oggi diventare il suo difensore più entusiasta? Per noi  è una cosa assurda… ma la situazione è perfetta per capire quanto sia sottile la linea tra coerenza e opportunismo nel giornalismo italiano.

fonte foto https://www.fnsi.it/