Imola, 16 gennaio 2026 –Il patteggiamento siglato dall’ex dipendente di Area Blu Spa – 1 anno e 4 mesi per peculato continuato – ha chiuso in fretta la vicenda dei 200mila euro spariti dalle casse della società pubblica imolese. Ma ha anche spento le luci su tanti particolari che un processo ordinario avrebbe inevitabilmente portato alla ribalta.
Niente dibattimento pubblico, niente testimoni chiamati a deporre sui controlli interni che hanno fallito per mesi, niente perizie bancarie dettagliate sui bonifici “fantasma” (simulati verso fornitori inesistenti, con credenziali non autorizzate), niente contraddittorio su come un responsabile apicale (probabilmente finanziario) abbia potuto operare indisturbato fino alla scoperta durante la chiusura bilancio 2023. E soprattutto niente motivazioni estese della sentenza: il giudice si limita ad applicare la pena concordata tra pm e difesa, senza spiegare il “perché” profondo del reato.
L’imputato ha confessato tutto fin dall’inizio, ha restituito integralmente i 199.653,16 euro e ha aggiunto un extra di 15.000 euro al Comune per evitare la parte civile. Questo ha reso possibile il rito alternativo: in casi di peculato con restituzione piena, il patteggiamento è quasi “obbligato” per evitare un dibattimento lungo e costoso per tutti. Ma per i curiosi e per chi voleva capire le falle del sistema di Area Blu restano domande senza risposta ufficiale: Perché proprio lui ha ceduto? Debiti, vizi, pressioni esterne? C’erano davvero zero complici o “occhi chiusi” intorno? Come ha aggirato i protocolli per un anno intero?
Il patteggiamento, per definizione, evita lo spettacolo pubblico del processo, è veloce, economico e “riparativo”, pero sacrifica proprio quei dettagli “interessanti” che emergerebbero solo con un’aula piena di testimoni e contraddittorio e anche giornalisti, ma in questo caso, la polvere è stata spazzata via in silenzio e con lei, gran parte della storia vera.
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